Prometeo: l’eterna illusione

Il mito ci racconta che Prometeo è il progenitore degli uomini. Prevedendo come si sarebbe conclusa la rivolta dei Titani, egli preferì schierarsi dalla parte di Zeus e lo distolse dal proposito di distruggere l’intero genere umano. A seguito però dell’inganno del toro perpetrato proprio da Prometeo a favore degli uomini, Zeus infuriato lo punì privando quest’ultimi del fuoco.

Punizione di Prometeo e di suo fratello Sisifo, Kylix a figure nere, ca. 550 a. C.

In questa breve riflessione tralasciamo gli interessanti aspetti filosofici che riconoscono in questa perdita del fuoco una vantaggiosa restituzione al genere umano di uno status iniziale (v. G. Lampis – La nascita dell’uomo – Edizioni Mythos), ma continuiamo a ricordare il mito. A seguito di questo gesto da parte di Zeus, Prometeo entrò di nascosto nell’Olimpo, accese una torcia al divampante carro del Sole e ne staccò una brace ardente che riconsegnò agli uomini.

Zeus giurò di vendicarsi: fece incatenare Prometeo, nudo, a una vetta del Caucaso, dove un avido avvoltoio gli divorava il fegato tutto il giorno, un anno dopo l’altro. E il suo tormento non aveva fine, poiché ogni notte (mentre soffriva i morsi del freddo) il fegato gli ricresceva.

Donare il fuoco agli uomini era un gesto attraverso il quale Prometeo voleva metterli in grado di manipolare autonomamente le cose, adattarle ai loro bisogni, divenire capaci di governarsi., in altre parole aveva fatto loro dono della tecnica. All’uomo fu concessa in tal modo la perizia tecnica necessaria per avere una vita più facile, ma il mito di Prometeo ci ricorda che il dono è sempre anche un inganno, che il dono non solo libera ma anche obbliga, che conferisce ma al tempo stesso sottrae.

Senza l’apporto di un sapere privilegiato, la tecnica infatti è uno strumento duplice che proprio perché offre nuove opportunità, nasconde molteplici insidie, potenzialmente altrettanto deleterie per la sopravvivenza dell’umanità quanto sembrano illimitati i progressi che essa garantisce. Essa contiene la facile promessa della felicità e l’abolizione della fatica e del dolore – quindi del sacrificio – senza dover percorrere gli stadi del processo creativo e quindi prescindendo dalla conoscenza e dal sapere.

Ricordiamo come, nelle antiche tradizioni, la tecnica era sempre considerata legata alla sfera del sacro e quindi apparteneva generalmente a un capo religioso o allo sciamano, che avevano superato le notevoli prove necessarie per acquisire la consapevolezza con cui gestire l’immane potenziale dell’azione. La centralità della tecnica nel mondo moderno nasce dalla scomparsa dell’interrogazione fondamentale sul senso della vita umana e si è sviluppata nell’illusione prometeica di potersi impadronire, delle cose e di adattare il mondo alle proprie esigenze.

L’azione è sempre carica di un potenziale di duplice aspetto e comprende inesorabilmente anche possibili pericolose deriva. La straordinaria potenza della tecnica facilmente acquisita a chi non ha raggiunto la necessaria consapevolezza, può portare a una sensazione di onnipotenza, aprendo in apparenza le porte verso il cielo; ma può anche risucchiare in una pericolosa spirale senza fine.

La disponibilità di poter semplicemente acquistare al mercato la soluzione tecnica senza aver percorso il lungo e faticoso processo iniziatico che conferisce le necessarie annesse virtù, apre al rischio dell’errore di confondere il proprio benessere momentaneo o la soddisfazione della necessità immediata, dimenticando l’orizzonte più ampio in cui vale la legge del Tutto che trascende quella dell’individuo.

In altri termini, l’accesso indiscriminato della tecnica a ogni livello consegna a buon mercato l’oppiacea illusione di poter allontanare il confronto con il mistero della vita, sempre legato al mistero della morte.

Più forte la potenza tecnica acquisita, più forte è la necessità di un’intensa riflessione e del raggiungimento di una più profonda consapevolezza che porti a ricomporre la frattura che la tecnica stessa rischia di operare a livello universale.

E quale promessa più facile e suadente può offrire l’indiscriminata massificazione della tecnica, se non quella di Mefistofele nel Faust di W. Goethe?

Non sono uno dei grandi;
tuttavia, se vuoi unirti a me
per muovere i tuoi passi nella vita,
di buon grado acconsento
a essere tuo, qui sui due piedi.
Sarò il tuo compagno
e, se ti vado a genio,
sarò il tuo servo, il tuo schiavo!
…..
Io m’impegno a servirti quaggiù
di là poi, quando ci ritroveremo,
dovrai fare per me la stessa cosa.

Faust rinuncia a percorrere il faticoso cammino che esprime tutte le possibilità creatrici dell’uomo ed è tentato di accettare ciò che gli viene offerto immediatamente, pur rendendosi conto che sarà “un cibo che non sazia, fulvo oro che senza cessa, simile ad argento vivo, ti sfugge di mano; un gioco al quale mai non si vince… il divino piacere degli onori che sparisce come una meteora… il frutto che marcisce prima che venga colto”.

Infine la tecnica mostra anche un aspetto di una natura gerarchica e aristocratica, essa condiziona e predispone – cioè – l’organizzazione sociale e ne determina l’ordine reale (v. G. Lampis – L’arte della politica al tramonto della modernità – Edizioni Mythos 1994).

Qui può prendere forma ed espandersi l’illusione prometeica, il chimerico tentativo di poterla sottrarre alla sfera del “controllo degli dei” massificandone la distribuzione e volgarizzandone il contenuto.

La forza immane della tecnica continua a mostrarsi ai nostri giorni costantemente nel conflitto tra i popoli che detengono le chiavi della tecnica e sono capaci di industrializzarla e quelli che invece sembrano solo subirne gli effetti negativi .

Ma la tecnica non può contraddire la sua natura aristocratica; se si rende disponibile alla massa ci deve essere una ragione non superficiale da scoprire. Sembra che la tecnica, per portare a compimento il suo destino, debba subire un mascheramento” (G. Lampis, op. cit.)

 

 

 

Synchronicity: the encounter between the psychoanalyst Jung and the physicist Pauli

Abstract from the ebook “L’esperienza psicologica della sincronicità verso l’entanglement quantisticohttp://www.atopon.it/ebooks/

 

Who Was Wolfgang Pauli?

Wolfgang Pauli (1900-1958) was a most critical theoretical physicist with profound insight as well as a deep thinker. In very young age he demonstrated his brilliant characteristics when in he handed a manuscript on the theory of relativity, which was published by the Enzyklopadie mathematischen der Wissenschaften, generating in Albert Einstein the following comment:

Who ever studies this mature and grandly composed word would not believe that the author is a man of twenty-one. One does not know what to admire moste: the psychological understanding of the evolution of ideas, the accuracy of the mathematical deduction, the deep physical insight, the capacity for lucid systematic presentation, the knowledge of literature, the factual completeness or the infallibility of criticism.

Einstein always held Pauli in high esteem, and in an address in 1946, on the occasion of Pauli’s Nobel prize, the old Einstein called Pauli his spiritual son.

Together with Bohr, Heisenberg and Dirac, Wolfgang Pauli was on of the principal creators of quantum mechanics and soon he became renowned for his fundamental original contribution on quantum field theory and for his role of living conscience of theoretical physics.

But the rational one-sidedness of the young Pauli received a strong blow in his early thirties, a crisis that he later described as his big neurosis. Together with stern strokes of fate (1927 –suicide of his mother, 1930 – divorce from his first wife), it was basically his excessively rational attitude which brought him into serious inner conflicts which he could not master intellectually.

Following the advice of his father he asked the psychologist Carl Gustav Jung for help. Suddenly Jung recognized the outstanding scientific training and intellectual capability of Pauli. Jung recounts:

I saw that he was clock-full of archaic material, and I said to myself “Now I am going to make an interesting experiment to get that material absolutely pure, without any influence from myself”. So I sent him to doctor Erna Rosenbaum who was then just a beginner and who did not know much about archetypal material…”

During a period of three years, about fifteen hundred dreams of Pauli have been recorded, containing an extraordinary series of archetypal images. Jung used 400 dreams out of this material for his 1935 Eranos lecture.

Pauli finished his analysis in 1934 and married again in the same year. Nevertheless, Jung found his dreams so important that he asked Pauli to continue recording and interpreting his dreams and to stay in contact with him. When the Second World War began, he was not yet a Swiss citizen and got leave-of-absence in order to join the Institute for Advanced Studies in Princeton. For five years he was in contact with Einstein, Kurt Godel and Bertrand Russel and in 1945 Pauli received the Nobel prize for the exclusion principle. One year later he returned to Zurich and stayed there for the rest of his life, until 1958.

Published material

Pauli published only few articles dealing with philosophical problems and this state of affairs gives an entirely misleading impression of Pauli’s wide range of philosophical, psychological and historical interests. He was interested in those phenomena which elude the grasp of reason and in exploring the meaning of the scientific enterprise in general. Pauli took Jung’s ideas seriously. He did not share the prevalent cheap attitude “this is all nonsense”, but tried to understand. In spite of his critical stance, he was certainly not one of those “pretty reasoning minds which cannot endure any paradoxes”.

Pauli was a compulsive writer, seemingly unable to think without a pen in his hand. He never published his ideas as quickly as possible but preferred to communicate his thoughts in long letters to his friends and colleagues, trying out new ideas. The often colloquial and sometimes speculative style of his letters is in striking contrast to his cautious and refined publications. A considerable portion of Pauli’s unpublished writings were released for publication only within the last few years and this consists basically of his extremely rich personal correspondence – many thousands of letters – and a few manuscripts.

General aspects of the Jung-Pauli dialogue

Readers of C. G. Jung are more familiar with Wolfgang Pauli’s unconscious than with his waking life and achievement. Through Jung’s “Psychology and Alchemy” depth psychologists have known the Nobel laureate’s dreams, not his professional genius. Meanwhile, the scientists who continue Pauli’s pursuit of the nature and composition of the material universe know little of the quantum physicist’s depth exploration of his unconscious, his fascination with the interface of matter with psyche, and his collaboration with Jung in probing connections that appear to be acausal.

This collection of letters between Jung and Pauli offers insightful information about a relationship that was valuable for both analytical psychology and quantum physics, two realms of investigation that at first seem to have no point of contact. And how effective exchange between each other disciplines of the two scientists has really taken place, is clear from two separate positions resulting from their publications:

As the phenomenal world is an aggregate of the processes of atomic magnitude, it is naturally of the greatest importance to find out whether, and if so how, the photons (shall we say) enable us to gain a definite knowledge of the reality underlying the meditative energy processes. . . . Light and matter both behave like separate particles and also like waves. This . . . obliged us to abandon, on the plane of atomic magnitudes, a causal description of nature in the ordinary space-time system, and in its place to set up invisible fields of probability in multidimensional spaces.

[C.G. Jung]

Division and reduction of symmetry, this then the kernel of the brute! The former is an ancient attribute of the devil. . . . If only the two divine contenders—Christ and the devil—could notice that they have grown so much more symmetrical!

[W. Pauli]

The psychology of the unconscious and modern quantum physics introduced independently new concepts in a remarkable and peculiarly coincident manner. The corresponding relations between the two fields formed the ore of the Jung-Pauli dialogue. Unlike most of his fellow-physicists, Pauli tried to interpret the scientific revolution – introduced by the relativity theory and quantum theory – not only from a philosophical perspective but also from a psychological one. And unlike most psychologists, Jung seriously looked for an objective basis that modern physics might provide for his model of the psyche. In 1953 Pauli wrote to Jung: “As physics strive after completeness, your analytical psychology longs for a home”.

From a general point of view, the key-topic of the Jung-Pauli dialogue was the problem of psycho-physical relationships. From the viewpoint of the natural sciences, one might be tempted to speak of relationships between psyche and matter, across the Cartesiam cut between the two. Notwithstanding this common denominator, Pauli’s and Jung’s approaches were different in motivation and method. The articles they published together in the volume The Interpretation of Nature and the Psyche (Naturerklarung und Psyche – Jung and Pauli 1952) illustrate both their agreement and their differences pragmatically. Jung’s contribution to this work is entitled “Synchronicity: An acausal connecting principle”. For years Jung hesitated to publish his corresponding ideas; it was Pauli who encouraged him to write this teatise and the final version was the result of several revisions inspired by Pauli’s numerous comments.

Pauli’s interest in synchronicity was not purely theoretical: he was haunted by strange phenomena during his entire life. Pauli lived in a permanent state of tension with the technical world and he was notoriously clumsy with experimental tools. It is reported that his very presence in the vicinity of the laboratory was sufficient to cause the breakdown of experimental equipment in most inexplicable ways. Pauli’s sardonic humour and his sense for the burlesque permitted him to enjoy the countless anecdotes about this so-called Pauli effect.

Pauli’s contribution to the joint book investigated “The influence of archetypal ideas on the scientific theories of Kepler” . The goal of this study was to explore the role of unconscious in the development of science. Pauli intended to show how inner images initiate and guide the process of the formation of the scientific theory. As the archetypal image most relevant for Kepler’s work, Pauli found the religious symbol of trinity which operates as a central motivation and even explanation of a number of Kepler’s main ideas. For instance, Pauli ascribed Kepler’s evidence for the heiocentricity of the planetary system and for the three-dimensionality of space to a Trinitarian world view.

Notes on synchronicity

The definition of synchronicity, as developed by Jung in agreement with the comments and the positions of Pauli, is the following:

Two or more events seemingly accidental, but not necessarily simultaneously, are called synchronistic if the following conditions are met:

  1. Any presumption of a causal relationship between the events is absurd or even inconceivable;
  2. The events correspond with one another by a common meaning, often expressed symbolically;
  3. Each pair of synchronistic events contains an internally produced and an externally perceived component.

Particularly the last one of these criteria makes clear that synchronistic phenomena are psycho-physical phenomena, and that they are intractable by any science dealing with psyche or matter alone. The first criterion indicates a central principle of traditional science which has to be re-evaluated if synchronistic phenomena are to be studied: causality in the narrow sense of cause-and-effect relation. The second criterion suggests the concept of meaning as a constructive perspective into this direction. Since synchronistic phenomena are not necessarily simultaneous, synchronicity is a somewhat misleading term. For this reason Pauli preferred to speak of meaningful correspondences (Sinnkorrespondenzen) under the influence of an archetypal acausal ordering.

This is what Pauli wrote to Jung in 1949:

The word sinchron seemed illogical … in a sense, unless you want to see a report with the term chronos that is substantially different from the concept of ordinary time … It is not clear, a priori, to understand why events that “express the presence of the same image and / or the same meaning” should be simultaneous: the concept of time is more difficult to me that the concept of sense

Pauli considered the Jungian synchronicity and the ancient idea of teleological finalism (in the general sense of a natural process oriented towards a higher end) as particular instances of such acausal order that can not be set intentionally. In agreement with this, the concept of the case (referred to seemingly random events) could also be interpreted in terms of meaningful correspondences.

The principle of synchronicity assumes that the indestructible energy has a dual relationship with the space-time continuum: on the one hand, there is the constant connection through the effect (causality) and on the other there is a fickle connection through the contingency, equivalence or sense, synchronicity.

Synchronistic events are erratic, sporadic and arbitrary because they are dependent on an archetypal situation enabled in the observer.

It is evident that the synchronicity, as understood by Jung, could not be defined in the usual sense of physical science since it only makes sense at the moment when an individual lives the experience and therefore not reproducible as such. It is one of those phenomena that flutter beyond the limits imposed by science. In the book published with Pauli, Jung presents an analogy of synchronicity through the ancient experience of the chinese I-Ching. Well, how could a so little scientific phenomenon interest and stimulate the mind of a scientist as Pauli? This is the synchronicity: when present, it is present, you can discuss it for long time and speculate on its structure, however, the manner of approach and study are exactly the same of modern quantum physics. And Pauli guessed that right away: a bridge between matter and psyche.

Synchronicity knocked down a fundamental physical principle: the principle of locality. This principle states that physical processes may not have immediate effect on the physical elements of reality at another location, separate from the one in which they occur. In practice, they cannot be “instantly” in remotely separated places. Instead, synchronicity represents a real phenomenon, non-local. According to Jung and Pauli, the phenomenon of synchronicity brought physics and psychology closer, showing a deep connection between the various events of the world, not tied to a direct causal-mechanical action.

Matter and Psyche: Two Aspects of the One Reality

Pauli and Jung agreed that matter and psyche should be understood as complementary aspects of the same reality, which is governed by common ordering principles: the archetypes. This implies that the archetypes are elements of a realm beyond matter and psyche.

In 1948 Pauli privately distributed to his friends an essay entitled “Modern Examples of Background Physics” in which he criticized the fact that physics, by definition, was excluding everything that had to do with judgments, feelings and emotions.

Alluding to the statement of Einstein about an alleged incompleteness of quantum mechanics, Pauli concluded: “However, this does not indicate the incompleteness of quantum theory in physics, but rather the incompleteness of physics in the totality of life”.

Pauli long insisted on the fact that in the future, scientists could no longer ignore the relationship between knowledge of the material world outside and the inner world of the psyche. It was necessary to recognize that the rational scientific approach was only a way to see and interpret the world; another approach – complementary to the previous – implied that subsequent research on the reality could no longer be conducted by separating matter and psyche, but that both sides were to enter into a process of joint research. In a perspective that includes human dignity and respect for nature, the ethical and religious could no longer be left aside as secondary aspects.


Original Italian article: http://www.atopon.it/l-incontro-tra-lo-psicoanalista-jung-e-il-fisico-pauli/
Main sources:
Harald Atmanspacher e Hans Primas – Journal of Consciousness Studies – n.2 – 1996
Harald Atmanspacher – The Hidden side of Wolgang Pauli – Journal of Consciousness Studies Vol.2 1996
Bibliografy:
C.G. Jung – The Tavistock Lectures
C.G. Jung – Psicologia e Alchimia – Bollati Boringhieri
C.G. Jung – Collected Works 12 – Princeton University Press
C.G.Jung – Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche – Opere Vol. VIII – Bollati Boringhieri
W: Heisenberg – Fisica e Oltre – Boringhieri
W. Pauli – Letter to Jung of 27 may 1953 – in: Meier 1992
C.G.Jung – Letter to Pauli of 29 june 1949 – in:Meier 1992
C.G. Jung – Lettera a Pauli del 4 maggio 1953 – in: Meier 1992
W. Pauli – Psiche e Natura – Adelphi 2006

El encuentro entre el psicoanalista Jung y el físico Pauli: la experiencia psicológica de la sincronicidad

Artículo original en italiano: http://www.atopon.it/l-incontro-tra-lo-psicoanalista-jung-e-il-fisico-pauli/
Traducción de: Maria del Carmen 

 

¿Quién fue Wolfgang Pauli?

Wolfgang Pauli (1900-1958) fue uno de los más grandes físicos teóricos del siglo pasado, con un profundo conocimiento y una habilidades de pensamiento único y perspicaces. A una edad muy joven ya demostró sus características brillantes cuando poco más de veinte años entregan un manuscrito sobre la teoría de la relatividad, que fue publicado por ‘mathematischen Enzyklopädie der Wissenschaften, la generación de Albert Einstein en el siguiente comentario:

Cualquiera que estudie esto, no podía creer que el mismo
ha sido escrito por un hombre de tan sólo hay veinte un años.
no sabía qué admirar más: la comprensión psicológica de la evolución de las ideas,
la precisión de la deducción matemática, la visión profunda,
la capacidad de trabajar con una presentación sistemática de lucidez,
integridad o fáctica crítica infalibilidad.

Einstein siempre mostró un profundo aprecio por Pauli, a pesar de las diferencias filosóficas posteriores, por lo que, en ocasión del Premio Nobel de Wolfgang Pauli en 1945, Elder Einstein llamó su hijo espiritual .

Junto con Bohr, Heisenberg y Dirac, Pauli fue una de las principales mentes de la mecánica cuántica y rápidamente se hizo conocido por la originalidad de sus contribuciones fundamentales a la teoría cuántica de campos, asumiendo el papel de ahora conciencia de la física teórica que viven . Su bien conocido principio de exclusión ha sido la base de las teorías que posteriormente dieron lugar a la experimentación del fenómeno de ‘entrelazamiento cuántico .

Pero la unilateralidad de lo racional joven Pauli recibió un duro golpe en sus primeros años, una crisis que sería más tarde el propio Pauli se describe como “una gran neurosis”. Junto con algunos golpes dramáticos del destino (1927 – el suicidio de su madre, 1930 – el divorcio de su primera esposa) era esencialmente su modo racional para llevarlo a graves conflictos internos, que su mente no podía explicar.

Siguiendo el consejo de su padre, se dirigió a Carl Gustav Jung en busca de ayuda. El psicoanalista suizo reconocido desde la primera entrevista con la excelente formación científica y la capacidad intelectual de Pauli. Él le dice a Jung:

Inmediatamente me di cuenta de que estaba lleno de material arcaico, y me dije a mí mismo:
“Ahora voy a hacer un experimento interesante para hacer
. material absolutamente puro, sin ninguna influencia de mi mismo “
Así que le envié al Dr. Pauli Erna Rosenbaum, que acababa de comenzar su carrera
y por lo tanto no tenía conocimiento pero profunda sobre el material arquetípico.

Durante un período de tres años, se registraron y catalogados, lo que refleja una extraordinaria serie de imágenes, de las cuales al menos 400 fueron empleados por él para su material de las lecturas de los Eranos en 1935 más de 1.500 sueños de Pauli.

Pauli concluyó su análisis en 1934 y se casó otra vez en el mismo año. Sin embargo, Jung encontró sus sueños tan interesante que le preguntó al científico a seguir para registrar y analizar el material onírico y aún así permanecer en contacto con él. Cuando comenzó la Segunda Guerra Mundial, Pauli no era un ciudadano suizo, sin embargo, obtuvo un permiso para entrar en el Instituto de Estudios Avanzados de Princeton. Durante cinco años estuvo en contacto con Einstein, Kurt Gödel y Bertrand Russell, y en 1945 fue galardonado con el Premio Nobel de Física, gracias al desarrollo de la teoría del principio de exclusión. Al año siguiente regresó a Zurich, donde permaneció hasta su muerte en 1958.

El material publicado

Pauli publicó sólo algunos artículos relacionados con los problemas de carácter filosófico, y esta situación genera una impresión equivocada sobre los intereses amplios filosófico, psicológico y científico histórico. Él estaba interesado en todos los fenómenos que desafían la razón y la exploración profunda del significado de la actividad científica en general. Pauli se acercó y compartió muy en serio la idea de Jung. Inmediatamente pasó la actitud predominante de la época que llevó a definir brevemente “No tiene sentido que las teorías “, pero con firmeza tratado de entenderlos. A pesar de su posición crítica, Pauli nunca fue sin duda una de esas ” pequeñas mentes del razonamiento de que no pueden tener ninguna paradoja“.

Pauli fue un compulsivo escritor, aparentemente incapaz de pensar sin un lápiz en las manos. El nunca trató de publicar sus ideas lo más pronto posible, pero prefirió comunicar sus pensamientos a través de largas cartas a amigos y colegas científicos. El estilo a menudo coloquial y especulativo de sus cartas está en marcado contraste con sus publicaciones cautelosos y acabados. Una parte considerable de los escritos inéditos de Pauli fue dado a conocer sólo en los últimos años y consiste básicamente en su exuberante correspondencia personal – muchos miles de cartas – y algunos manuscritos.

Aspectos generales del diálogo Jung-Pauli

T Jung los estudiosos están más familiarizados con el inconsciente de Wolfgang Pauli en vez de su vida científica. En la publicación de Jung “Psicología y Alquimia“, los psicólogos han aprendido acerca de los sueños con el Premio Nobel, que se describen por el psicoanalista suizo como “una persona con alta inteligencia“. Al mismo tiempo, los científicos que han llevado a cabo investigaciones sobre la naturaleza y composición de la materia universal iniciado por Pauli, saben muy poco acerca del trabajo de exploración de su inconsciente realizado por el físico cuántico, su fascinación por el material de interfaz con la psique y su colaboración con Jung en el sondeo de conexiones que parecen ser no causal.

La colección de la correspondencia entre Jung y Pauli ofrece información detallada en un intercambio mutuo de experiencias que ha sido tan valiosa tanto para la psicología analítica que la física cuántica, dos ámbitos de investigación que en un principio puede parecer que no tienen ningún punto de contacto. Y la eficacia de intercambio mutuo entre los científicos de las dos disciplinas ha tenido lugar realmente, puede resaltar dos puestos distintos de las publicaciones atribuidas a Jung y Pauli:

Desde que el mundo fenoménico es un conjunto de procesos de tamaño atómico, es muy importante saber – por ejemplo – si los fotones nos permiten llegar a un conocimiento preciso de los procesos que subyacen a la luz … la energía meditativa realidad y la materia se comporta como un lado en forma de partículas y de otra como las olas. Esto hizo necesario negar una descripción causal de la naturaleza en el sistema espacio-tiempo ordinario, sustituyéndolo por campos invisibles de probabilidad en espacios multidimensionales
[C.G. Jung]

División y la reducción de la simetría, este es el núcleo de la bestia! La división es un atributo antiguo del diablo … Si tan sólo los dos rivales divinos – Cristo y el diablo – que sabían que ellos han llegado a ser tan simétrica!
[W Pauli, en una carta a Werner Heisenberg]

La psicología del inconsciente y de la física cuántica moderna han introducido – independientemente uno del otro – y en particular los nuevos conceptos con el modo coincidente significativo. La relación correspondiente entre las dos disciplinas han formado el núcleo del diálogo Jung-Pauli. A diferencia de sus colegas científicos, Pauli trató de interpretar la revolución científica – introducido por la teoría de la relatividad y la cuántica – no sólo desde una perspectiva filosófica, sino también desde un punto de vista psicológico de este fenómeno. Por otro lado – a diferencia de sus compañeros psicólogos – Jung trató de determinar una base objetiva que la física moderna podría proporcionar a su modelo de la psique. En 1953, Pauli escribió a Jung: ” Así como la física se ha comprometido a ser completa, su anhelo psicología analítica para una casa!“.

Desde un punto de vista general, el tema clave del diálogo Pauli-Jung fue el problema de la relación entre la física y la psicología. Desde la perspectiva de la ciencia natural moderna, uno podría llegar a hablar de la relación entre la psique y la materia, claramente separada de la posición cartesiana, sin embargo – a pesar de este denominador común – los enfoques de Pauli y Jung Había varias razones para esto es en el método. Los artículos que han publicado conjuntamente en el libro ” La Interpretación de la Naturaleza y Psique” (Naturerklarung und Psyche – Jung y Pauli 1952) ilustran tanto su acuerdo de que sus diferencias, paradigmáticamente. La contribución de Jung a un titulado conjunta “Synchronicity: un principio no causal de la correspondencia . ” Durante años, Jung había dudado en publicar sus ideas sobre la sincronicidad y Pauli tenía razón para animarle a escribir este tratado y la versión final fue el resultado de muchas revisiones inspirados por los muchos comentarios del físico austriaco.

El interés de Pauli en sincronicidad no era puramente teórica: en realidad era, literalmente obsesionado por este fenómeno durante toda su vida. Pauli, de hecho, vive en un estado de tensión permanente con el mundo de la técnica y tenía una relación bastante torpe y torpe con el equipo de laboratorio. Se dice que su mera presencia en las proximidades de un laboratorio fue suficiente para provocar la rotura de las pruebas de los equipos con las formas más misteriosas e inexplicables. El sentido del humor estaba dotado científico lo llevó a definir estas situaciones, como consecuencia de la llamada Pauli-efecto, y la autenticidad de estos fenómenos se describe en numerosos artículos publicados en diferentes momentos por sus colegas científicos. Uno de ellos, Otto Stern, prohibió formalmente Pauli para entrar en su laboratorio durante la realización de pruebas experimentales. Pauli no menosprecies el fenómeno descrito y catalogado como una posible manifestación de la sincronía de un profundo conflicto entre las partes racionales e irracionales.

La contribución de Pauli al volumen publicado junto con Jung es el estudio “La influencia de los arquetipos de las teorías científicas de Kepler“. El propósito de este tratado fue explorar el papel del inconsciente en el desarrollo de la ciencia, que muestra cómo las imágenes interiores comienzan y guían el proceso de formación de una teoría científica.Pauli determinó que la imagen arquetípica más importante que acompañó Kepler lo largo de su investigación fue el símbolo religioso de la Trinidad, que trabajaba como motivación central e incluso a veces como una explicación de una serie de ideas. Por ejemplo, Pauli atribuye la visión heliocéntrica del sistema solar y el espacio tridimensional determinada por el alemán en una visión trinitaria del mundo.

Notas sobre la sincronicidad

La definición de la sincronicidad, desarrollado por Jung de acuerdo con las opiniones y posiciones de Pauli, es el siguiente:

Dos o más acontecimientos aparentemente accidental, pero no necesariamente al mismo tiempo, se llaman sincrónica si se cumplen las siguientes condiciones:

  1. cualquiera que sea la presunción de una relación causal entre los acontecimientos es absurdo e inconcebible;
  2. eventos están en correspondencia con cada uno otro a través de un significado común, a menudo se expresa simbólicamente;
  3. cada par de eventos sincrónicos contiene un componente producido internamente y externamente percibido.

En particular, el último de estos criterios pone de relieve el hecho de que el fenómeno de la sincronicidad es un fenómeno psico-físico y por lo tanto no se puede tratar por cualquier ciencia que se ocupa de un solo sujeto o la psique. El primer criterio indica un principio central de la ciencia tradicional que necesita ser reevaluado si vamos a estudiar el fenómeno sincrónico: el principio de causalidad en el sentido estricto de una relación causa-efecto. El segundo criterio sugiere el concepto de significado como un punto de vista constructivo en esta dirección. Dado que los fenómenos sincrónicos no son necesariamente ” sincronizados “en el sentido de la simultaneidad, el término sincronicidad puede a veces ser engañosos. Por esta razón Pauli prefiere hablar de “buenos partidos” (Sinnkorrespondenzen ) bajo la influencia de un arquetipo para no causal .

He aquí lo que escribió a Jung Pauli en 1949:

La palabra sincronia parecía ilógico … en cierto modo, a menos que quieras para ver un informe con los cronos plazo que es sustancialmente diferente del concepto del tiempo ordinario … No es obvio, a priori, para entender por qué los acontecimientos ‘expresan la presencia de la misma imagen y / o el mismo significado “debe ser simultánea: el concepto de tiempo es más difícil para mí que el concepto de significado“.

Pauli considera la sincronicidad junguiana y la antigua idea de la finalidad teleológica (en el sentido general de un proceso natural orientado hacia un fin superior) como casos particulares de dicha orden no causal que no se pueden configurar intencionalmente. De acuerdo con esto, el concepto de caso (se refiere acontecimientos aparentemente aleatorios) también podría ser interpretado en términos de correspondencias significativas.

Se supone que el principio de sincronicidad que la energía indestructible tener un asunto de doble con el continuo espacio-tiempo: por una parte, existe la conexión constante a través del efecto (causalidad) y en el otro hay una conexión a través de la contingencia voluble, equivalencia o el sentido, la sincronicidad.

Eventos sincrónicos son erráticos, esporádica y arbitraria, ya que dependen de una situación arquetípica permitido al observador.

Es evidente que la sincronicidad, tal como la entiende Jung, no podría ser llamado científico en el sentido usual del tiempo físico, ya que sólo tiene sentido en el instante en el que vive un individuo por la experiencia y por lo que no es reproducible como tal, es uno de esos fenómenos que se ciernen sobre los límites de la ciencia. N y el volumen publicado junto con Pauli, Jung presenta una analogía de la sincronicidad a través de la antigua experiencia del I Ching chino. Bueno, ¿cómo es posible que un fenómeno tan poco científica de interés y estimular la mente de un científico como Pauli? Esta es la sincronicidad: cuando está presente, está presente, puede discutirlo largamente y especular sobre su estructura, pero los enfoques y el estudio son exactamente la misma que la física cuántica moderna. Y eso Pauli había percibido desde el principio: un puente entre la materia y la psique.

El fenómeno de la sincronicidad derribó un principio fundamental de la física hasta ese momento: el principio de localidad . Este principio establece que los procesos físicos pueden no tener un efecto inmediato en los elementos físicos de la realidad en un lugar separado distinto de aquel en el que se producen. En la práctica, no puede suceder “al instante” en lugares separados de forma remota. Y la sincronicidad representa un fenómeno real, que no es local. De acuerdo con Jung y Pauli, el fenómeno de la sincronicidad riavvicinava la física y la psicología mostrando una profunda conexión entre los diversos eventos mundiales, que no están relacionadas a una causalidad directa-mecánica.

Psique y la materia son dos aspectos de una misma realidad

Pauli y Jung coincidieron en el hecho de que la materia y la psique debe ser visto como aspectos complementarios de una misma realidad, que se rige por principios comunes de orden: los arquetipos 11. Esto implica que los arquetipos son elementos de un dominio más allá de la materia y la psique: su influencia alcanza simultáneamente en ambos dominios.

En 1948 Pauli distribuido privadamente a sus amigos y colegas en un tratado singular titulado: “Los ejemplos modernos de la física básica“, en el que criticaba el hecho de que la física, por definición, excluye todo lo que tuviera que ver con los juicios, sentimientos y emociones . En alusión a la afirmación de Einstein acerca de una supuesta deficiencia de la mecánica cuántica, Pauli llegó a la conclusión: ” Sin embargo, esto no indica que el carácter incompleto de la teoría cuántica de la física, sino más bien el carácter incompleto de la física en la totalidad de la vida“.

Pauli insistió largamente en el hecho de que en el futuro, los científicos ya no podían pasar por alto la relación entre el conocimiento del mundo material exterior y el mundo interior de la psique. Había que reconocer que el enfoque científico racional sólo había una manera de ver e interpretar el mundo; otro enfoque – complementaria a la anterior – a entender que la investigación posterior sobre la realidad ya no podría llevarse a cabo mediante la separación de la materia y la psique, pero que ambas partes estaban entrar en un proceso de investigación conjunta. En una perspectiva que incluye la dignidad humana y el respeto por la naturaleza, los aspectos éticos y religiosos ya no podían ser dejados de lado como los detalles de la segunda planta.

Fabio Marzocca

The poetic code

As well as the simple reading of a musical score is sufficient to an experienced musician to recognize the most velvety harmonic variations of an orchestral piece, so the apparent coldness of a fragment of program code can stimulate emotions of ecstatic contemplation in the developer.

Don’t be misled by the simplicity of the laconic definition of the code as a sequence of instructions to be given to a computer to solve a specific problem. Generally, a problem has multiple solutions, the most simple and fast to implement, the most economical from the point of view of machine cycles or memory, the elegant solution and the makeshift one.

However, there is always a “poetic” solution, the one that has a particular and unusual beauty and that is always generated by the inexhaustible forge of the human intuition, in a moment of unexpected creativity that usually comes as a surprise even to the author himself.

The code is a language used to communicate with computers. It has its own syntactic and semantic rules and – as for writers or poets – also every developer has his own personal style, always recognizable and attributable to the author.

The code can talk about literature, mathematics or logic, and contains several levels of abstraction. It connects to the physical world of processors and memory chips achieving the required integrating bridge between an idea (abstract) and a physical action (material: a result, an image, a media clip, etc.).

A piece of software code assumes the dignity of “poetry” when the author abandons the schemes of the method and expands his vision beyond all reductionist barriers. Paul Feyerabend, the famous philosopher of science, in his treatise “Against the Method” reminds us that: “given any rule, however “fundamental” or “necessary” for science, there are always circumstances when it is advisable not only to ignore the rule, but to adopt its opposite”.

Richard Gabriel (mathematician, computer scientist, poet and writer) has recently proposed a “Master of Fine Arts in Software” in order to mediate in the practice of software the same creative paths of Fine Arts artists. In a recent interview, Gabriel said: “Writing software should be treated as a creative activity. When I’m writing poetry, it feels like the center of my thinking is in a particular place, and when I’m writing code the center of my thinking feels in the same kind of place.”

The place referred to by Richard Gabriel is the “place without place“, always there to orient and guide us, the place where the authentic and original unity of knowledge is recomposed and where the author swims in his own creativity.

Speaking about the architectural function of the creative man during his technical-practical action, I’d like to quote a beautiful thought of the philosopher Giuseppe Lampis, taken from his article “Homo Faber“: “The craftsman is the man completed with all his power, who has been inscribed in the Pentagon most recently by Leonardo at the dawn of modernity and before him by Vitruvius and before that from ancient wisdom traditions”.

Il codice poetico

Come la semplice lettura di uno spartito musicale è sufficiente al musicista esperto per riconoscere le più vellutate variazioni armoniche di un brano orchestrale, così l’apparente freddezza di un frammento di codice di programma può stimolare nello sviluppatore informatico emozioni di estatica contemplazione.

Non tragga in inganno la semplicità della laconica definizione del codice come una sequenza di istruzioni da fornire a un elaboratore per la risoluzione di uno specifico problema. In generale, il problema stesso ha molteplici soluzioni: la più semplice e veloce da implementare, la più economica dal punto di vista dei cicli macchina o della memoria, la soluzione elegante e la soluzione improvvisata.

Tuttavia esiste sempre anche una soluzione “poetica“, quella dotata di una particolare e inusitata bellezza che sempre viene generata dall’inesauribile fucina dell’intuito umano dello sviluppatore, in un istante di imprevista creatività che generalmente coglie di sorpresa anche l’autore stesso.

Il codice è un linguaggio usato per comunicare con i computer. Dispone di proprie regole sintattiche e semantiche e come per gli scrittori o i poeti, anche ciascuno sviluppatore di codice ha un suo stile personale, riconoscibile e riconducibile all’autore.

Il codice può parlare di letteratura, matematica o logica e contiene diversi livelli di astrazione. Si connette al mondo fisico dei processori e dei chip di memoria realizzando il necessario ponte di integrazione tra un’idea (astratta) e un’azione fisica (concreta: un risultato, un’immagine, un clip multimediale, ecc.).

Un brano di codice software assume la dignità di “poesia” nel momento in cui l’artefice abbandona gli schemi del metodo e amplia la propria visione oltre ogni barriera riduzionista. Paul Feyerabend, il noto filosofo della scienza, nel suo trattato “Contro il metodo” ci ricorda che: “data una qualsiasi regola, per quanto “fondamentale” o “necessaria” per la scienza, esistono sempre circostanze in cui è consigliabile non solo di ignorare la regola stessa, ma di adottare il suo opposto“.

Richard Gabriel (matematico, ricercatore informatico, poeta e scrittore) ha recentemente proposto un “Master of Fine Arts in Software“con lo scopo di mediare all’interno della pratica del software gli stessi percorsi creativi dell’artista di Belle Arti. In una recente intervista, Gabriel ha dichiarato: “Quando scrivo poesie, il centro del mio pensiero va a collocarsi in un luogo particolare, senza barriere e senza schemi preordinati, dove mi ritrovo faccia a faccia con me stesso. Quando scrivo codice software, mi accorgo di trovarmi esattamente nello stesso luogo, il centro della creatività personale“.

Il luogo a cui si riferisce Richard Gabriel è quel “luogo senza luogo” sempre presente a orientarci e a guidarci, laddove si ricompone l’autentica e originaria unità del sapere e dove l’artefice nuota nella sua creatività.

A proposito delle funzioni di artefice dell’uomo creativo nell’azione tecnico-pratica, riporto un bellissimo pensiero del filosofo Giuseppe Lampis, tratto dal suo articolo “Homo Faber“:

L’artefice è l’uomo completo di tutte le sue potenze inscritto nel pentagono, da ultimo da Leonardo all’alba della modernità e prima di lui da Vitruvio e prima ancora da antiche tradizioni sapienziali“.

Il Centro Studi MYTHOS e il sito “átopon”

Il luogo di ciò che è senza luogo

In questi giorni il sito web átopon (di cui sono realizzatore e curatore) del Centro Studi Mythos compie il 13-esimo anno di presenza sul web con una migrazione su piattaforma di base più adeguata alle attuali dimensioni dei contenuti e una completa ristrutturazione della struttura stilistica delle pagine.

Dalla sua nascita i contenuti pubblicati hanno raggiunto le dimensioni di un imponente archivio di preziosa documentazione, liberamente consultabile e fruibile per istituzioni accademiche, ricercatori e utenti interessati alle materie trattate.

Questi i numeri attuali del sito:

  • Sezioni: 27
  • Articoli: 290
  • Immagini: 582
  • Autori: 50
  • Parole-chiave: 423

Ricordiamo solo alcune tra le firme più autorevoli dei contenuti di átopon, oltre a numerosi altri studiosi (psicoanalisti junghiani, antropologi, filosofi, studiosi delle religioni, dell’arte e delle scienze):

  • Julien Ries: antropologo, storico delle religioni, orientalista, innumerevoli le pubblicazioni e le collane editoriali e i dizionari da lui diretti sui temi della storia delle religioni e dell’antropologia del sacro
  • Gilbert Durand: filosofo, antropologo, Fondatore di più di 50 Centri di ‘ricerche sull’immaginario’ diffusi in tutti i continenti, autore di più di 250 pubblicazioni sul simbolismo, l’immaginario, la mitoanalisi, la transdiciplinarità
  • Giuseppe Lampis: filosofo e storico delle religioni, antropologo, fondatore e redattore della rivista átopon, ampia la produzione di libri, saggi e articoli di filosofia e interdisciplinari.
  • Maria Pia Rosati: psicoanalista junghiana, psicoantropologa, presidente del Centro Studi MYTHOS e della rivista “átopon”,
  • Ezio Albrile: storico e antropologo delle religioni, copiosa la produzione di libri e articoli su gnosticismo, orfismo, manicheismo, ermetismo

Fin dalla sua costituzione nel 1981 il Centro Studi Mythos ha promosso una cultura transdisciplinare che favorisca, nel rispetto delle diverse tradizioni, il dialogo interculturale e interreligioso e lo studio di ciò che è essenziale all’uomo alla ricerca di se stesso.

Le principali sezioni tematiche, suddivise in specifiche sotto-sezioni, raccolgono articoli e discussioni sui seguenti argomenti:

Psicologia analitica e transdisciplinarità
Sono presenti studi ispirati all’epistemologia di C.G. Jung, alla sua modalità terapeutica connessa alla fiducia nelle potenzialità creative e trasformative della psiche, al suo cogliere nelle differenti e lontane culture antopologiche, nelle espressioni religiose, artistiche, ma anche in quelle patologiche, la ricerca di senso e il confronto con il mistero della vita.

Psicoantropologia simbolica
Il pensiero simbolico è la ‘carta d’identità dell’Homo sapiens’. La psicoantropologia simbolica sulla linea di C. G. Jung, H. Corbin, A. Coomaraswamy, M. Eliade, G. Bachelard, G. Durand, J. Ries rappresenta un tentativo transdisciplnare di sintesi che ricomponga l’originaria unità del sapere in un’unica Scienza dell’uomo.

La rivista átopon e le pubblicazioni Mythos
Mythos intende offrire accanto alla rivista «àtopon» differenti collane di contributi che in diversa maniera, con differenti linguaggi e modalità di approccio, amplino la proposta di riflessione sui temi che ritiene essenziali nel percorso di ricerca verso la verità.

Tradizioni Religiose
L’esplorazione ermeneutica delle tradizioni religiose si collega alla comprensione dell’uomo simbolico e religioso dal momento che la presenza del trascendente e l’esperienza del sacro sono fondamentali nella vita dell’uomo e, sin dagli albori culturali, sacro e cultura costituiscono un binomio inscindibile.

Vengono inoltre riportate notizie e recensioni bibliografiche con analoghe finalità rispetto agli argomenti delle sezioni tematiche poiché ‘ tutte le forme di vita dello spirito … sotto il segno di una concordia discors concorrono al proseguimento dell’opera civile a cui l’umanità attende da millenni’ (G. Pugliese Carratelli).

In sintesi, il sito àtopon del Centro Studi Mythos si propone come luogo di ricerche transdisciplinari e di dialogo interculturale, come spazio di pensiero in cui le molteplici metodologie della ricerca scientifica e delle vie dell’arte, della filosofia, della psicologia, dell’antropologia, delle religioni si incontrino facendo emergere, nel rispetto delle differenze, una visione unitaria riguardo al senso fondamentale della loro ricerca: il senso dell’esistenza e dell’interezza dell’essere.

Home Page: http://www.atopon.it

New WordPress Plugin to list posts in complex nested websites

List all posts by Authors, nested Categories and Titles is a new WordPress Plugin I recently wrote to fix a menu issue I had during a complex website development. It has been accepted today on official WordPress Plugin repository. The Plugin is particularly suitable to all multi-nested categories and multi-authors websites handling a large number of posts and complex nested category layout (i.e.: academic papers, newpapers articles, etc). This plugin allows the user to place a shortcode into any page and get rid of a long and nested menu/submenu to show all site’s posts. A selector in the page will allow the reader to select grouping by Category/Author/Title.

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while in the “Author” grouping mode, it is:

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