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Spicy Coconut è un cortometraggio realizzato in due episodi, recentemente pubblicato su Vimeo. Completamente girato nella regione sud-occidentale dello Sri Lanka a cavallo tra dicembre e gennaio scorsi, i due capitoli sono tutti da vedere per chi ama la natura, il mare, il surf da onda e la poesia.

Oltre a rappresentare un eccellente lavoro di tecnica di montaggio, Spicy Coconut ci porta nelle serene atmosfere della cultura cingalese, distante anni luce dalle convulse giornate nelle nostre città occidentali.

Le immagini riescono a cogliere la semplicità di un vivere in equilibrio tra la foresta e il mare, in un abbraccio costante della natura. Questi sono i luoghi dove il terribile evento di tsunami del 2005 ha distrutto le case e le abitazioni, trascinando con sé vite umane e le poche cose di cui questo popolo disponeva. Nonostante ciò, questa gente riesce ancora a esprimere uno sguardo di felicità e speranza nel mondo, ma soprattutto di rispetto nei confronti di una prorompente forza della natura.

È tra le onde di Hikkaduwa e dei suoi dintorni che i giovani surfisti di Spicy Coconut hanno saputo ritrovare ciò che in Europa hanno cercato a lungo… e non si tratta solo di onde oceaniche.

Vedi i due episodi su Vimeo:

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Il mare è il tuo specchio;
contempli la tua anima
nello svolgersi infinito della sua onda

(C. Baudelaire – L’uomo e il mare – 1857).

[English]

Nel raccontare il loro moderno nostos verso il mare con questo filmato dal titolo “Fluendo” [1], i tre giovani sperimentatori romani di DMK colgono l’occasione per celebrare alcuni suggestivi scorci della Città Eterna, percorsa nel suo dedalo di intricate vie da un protagonista che – nell’inconsueto abito di una muta di neoprene – appare un moderno Hermes immerso nelle quotidiane contraddizioni della Capitale. Il ragazzo con la muta sembra così “scorrere” sulle strade e tra la gente indifferente alla ricerca del bianco destriero (la sua tavola da surf) che sulle tumultuose acque del Tevere saprà ricondurlo verso le spumeggianti braccia di Poseidone.

Viene così rivissuto l’eterno rapporto che lega l’uomo all’acqua attraverso tutte le sue manifestazioni fino a giungere all’affermazione, citando le parole di Wolfang Goethe, che “simile all’acqua è l’anima dell’uomo” (Canto degli spiriti sulle acque).

Il racconto di Fluendo inizia da un risveglio, tuttavia la storia stessa potrebbe rappresentare un intero percorso onirico di cui il medesimo risveglio fa parte integrante. Non a caso, infatti, il protagonista inizia il suo percorso discendendo velocemente una scala che guida la mente dello spettatore verso la Spirale Sacra, indiscusso simbolo del viaggio interiore, della difficile strada da percorrere nella ricerca di se stessi.  Solo la spessa muta di gomma consente al giovane la necessaria “separazione” dal quotidiano cittadino, preservandolo dall’intima aggressione del traffico e dalle nocive contaminazioni del caos urbano che tanto allontanano l’animo umano dai suoi preziosi momenti di riflessione.

Nella seconda parte del filmato, annunciata dai versi di Gabriele D’Annunzio (“L’onda“, dall’Alcyone), viene celebrato il maestoso rito della riunione dei corpi con le bianche creste delle onde. Le tavole accarezzano con grande rispetto l’evoluzione delle propaggini marine in una sapiente danza ricca di antiche simboliche evocazioni dell’eterno scambio fra uomo e natura. L’acqua sembra scorrere indifferente sotto i piedi dei danzatori, tuttavia in realtà li solleva, li spinge, li travolge e li abbraccia imponendo loro il ritmo della mitica rappresentazione.

Infine, il protagonista conclude la sua giornata con il ritorno verso casa fluttuando ancora tra le nutrie e gli altri (talvolta poco graditi) residenti fluviali nelle acque del biondo Tiber.

Un esordio molto promettente, con licenza Creative Commons.

Il video è disponibile anche per una visione HD direttamente sui portali di Vimeo o YouTube.

[1] flŭo, flŭis, fluxi, fluxum, flŭĕre (v. tr. e intr. III coniug.) = scorrere, fluire (v.intr.)

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