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Ho trascorso – molti anni fa – 18 mesi in Marina Militare, subito dopo la laurea. Avrei potuto lavorare quell’anno e mezzo e invece no, lo Stato mi obbligava a svolgere il servizio di leva.

Ma oggi il nostro caro Governo stabilisce che quei 18 mesi in cui non ho lavorato (scansafatiche!) li dovrò comunque lavorare dopo, altrimenti niente pensione! Ma come? Prima lo Stato mi toglie un anno e mezzo di lavoro garantendomi con una legge che quel periodo sarà recuperato, e poi invece ritratta tutto e mi chiede di lavorarlo da vecchio?

Personalmente ritengo questa misura una vigliaccata: infatti i milioni di italiani che hanno prestato il servizio militare non lo hanno fatto per libera scelta ma per un obbligo solennemente sancito dall’articolo 52 della Costituzione, che prevede espressamente che i cittadini sottoposti all’obbligo di leva non debbano subire discriminazioni per quanto concerne la posizione di lavoro. In questo modo invece, con la modifica approvata nella manovra-bis, tutti quelli che sono stati obbligati a svolgere il servizio militare sono fortemente discriminati per quanto riguarda il periodo lavorativo ai fini pensionistici.

Mi sento ingannato e tradito dal mio stesso Stato. Ho voglia di boicottare tutto.

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Oggi ho avuto qualche minuto libero per dare un’occhiata al Conto Consuntivo per l’anno 2010 della Camera dei Deputati, pubblicamente disponibile a questo link  e forse avrei fatto meglio a non farlo, avrei certamente trascorso una serata più serena…

Le cifre saltano agli occhi con tanti zeri, e occorre rileggerle bene per convincersi che siano veramente quelle: milioni e milioni di euro. I capitoli di spesa assommano a ben oltre il miliardo di euro, senza calcolare le “partite di giro”, cioè i soldi che lo Stato versa alla Camera per poi versarli a terzi (es: le ritenute fiscali e contributive).

Molto interessante è la Categoria 1 del Titolo I: Spese correnti – Deputati. Il totale è di circa 165 milioni di euro (sì, milioni), compresi 31 milioni di Rimborso spese di segreteria (ma dove comprano le penne? Da Bulgari?). Altrettando curiosi sono i Capitoli di Spesa n. 10 e 20, relativi ai Deputati “cessati dal mandato“, i quali ci sono costati altri 139 milioni tra vitalizi e rimborsi di viaggio.

Laddove potrebbero invece essere munifici, ad esempio nei contributi per Borse di Studio – cap. 145 -  hanno dimostrato di avere il braccino corto, investendo la piccola somma di 275mila euro tutti a favore di una sola Fondazione Carlo Finzi.

Insomma, a scorrere queste cifre ce n’è da divertirsi per diversi giorni e talvolta lo spasso è così incalzante che occorre sospendere la lettura e riprenderla dopo aver adeguatamente rilassato lo spirito.

Una delle cifre più stonate è stata quella delle spese per il software (cap. 245 – Conto Capitale) 7,5 milioni che vanno a sommarsi a quelle per la manutenzione del software stesso (cap. 60, Spese Correnti) 2,8 milioni per un totale di oltre 10 milioni di euro in un anno che fanno la gioia di Microsoft e l’umiliazione di tutte le comunità di sviluppo Open Source nel mondo. Ricordo che Paesi come la Francia, la Germania e la Spagna fanno ampio uso di software Open Source, selezionato attraverso stringenti requisiti di qualità, di efficienza e di risparmio. Altri criteri di selezione leciti non ne conosciamo.

E dopo aver speso oltre un miliardo di euro avendo dato ben poco in cambio al Paese (a parte una moltitudine di gossip, di processi penali e di figuracce), si sono presi una bella vacanza estiva.

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