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Archivio per la categoria ‘Osservatorio’

Paolo Borsellino con Leonardo Sciascia

Drammaticamente attuale, questo brano di Leonardo Sciascia tratto da “A ciascuno il suo“, pubblicato la prima volta nel 1966;

Mezzo milione di emigrati, vale a dire quasi tutta la popolazione valida; l’agricoltura completamente abbandonata; le zolfare chiuse e sul punto di chiudere le saline; il petrolio che è tutto uno scherzo; il governo che ci lascia cuocere nel nostro brodo… Stiamo affondando, amico mio, stiamo affondando… Questa specie di nave corsara che è stata la Sicilia, col suo bel gattopardo che rampa a prua, coi colori di Guttuso nel suo gran pavese, coi suoi più decorativi pezzi da novanta cui i  politici hanno delegato l’onore del sacrificio, coi suoi scrittori impegnati, coi suoi Malavoglia, coi suoi Percolla, coi suoi loici cornuti, coi suoi folli, coi suoi demoni meridiani e notturni, con le sue arance, il suo zolfo e i suoi cadaveri nella stiva: affonda, amico mio, affonda…

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Le balle della manovra – quo usque tandem?

Ce l’hanno propinata come “sacrificio necessario“, in tutte le salse, per coinvolgere l’opinione pubblica in un collettivo rito propiziatorio atto a trasportare una banale azione profana verso la più elevata sfera del sacro. Meschine balle!

Dopo i primi giorni di smarrimento in cui abbiamo cercato – con tutta la sincera buona predisposizione d’animo – di trovare all’interno della manovra Monti una seppure minima giustificazione di equità, la mesta realtà è apparsa agli occhi di tutti: i soliti poteri forti garantiscono e rafforzano le loro posizioni a scapito di un’ennesima azione di umiliante costrizione sulle classi più deboli. E tutto ciò assume un aspetto ancor più meschino nel tentativo di coinvolgere il cittadino nella responsabilità di un’azione collettiva, cercando di renderlo falsamente partecipe alla decisione.

Ma chi sono i veri responsabili del drammatico momento economico che stiamo vivendo in Italia, se non quelli che negli ultimi anni hanno svilito la nazione pensando solo ai propri interessi e a quelli delle banche?

È come se un capo-famiglia avesse sperperato negli anni tutti i beni comuni per le sole proprie esigenze, non contemplando una politica di crescita e sviluppo, e alla fine ne avesse riversato le responsabilità sui familiari chiedendo loro privazioni e sacrifici per risollevare l’economia domestica.

Non si può seraficamente chiedere a tutta la popolazione di bere l’amara medicina semplicemente per salvare le banche (prima fra tutte Unicredit) alle quali manca liquidità. E dove si prendono i soldi per la “cassa”? Dalle case dei cittadini, dalle pensioni di tutti, dall’innalzamento delle accise sui consumi più essenziali, dall’aumento delle tariffe dell’energia.

Ma mentre la rivalutazione delle rendite catastali delle nostre case viene applicata al 60%, quella dei beni demaniali delle banche si ferma al 20% e i palazzi del Vaticano sul nostro territorio non pagano assolutamente nulla. Mentre le nostre pensioni vengono ridotte e spostate sempre più lontano nel tempo – nella speranza che si muoia prima di poterle reclamare – i dipendenti di Montecitorio ne hanno addirittura due.

Nessun partito politico, per mere ragioni di propaganda,  avrebbe mai potuto realizzare una manovra come questa, però sono stati tutti d’accordo (da sinistra a destra) a farsi da parte per lasciare la barra alle banche, alla casta dei bocconiani e dell’Università Cattolica.
Dopo questa corale ammissione di incapacità, sarebbe quantomeno equo che tutti i politici si dimettessero all’unisono, rimettendo alla popolazione vessata la libertà di rinnovare un parlamento composto oggi solo da figure vergognosamente immeritevoli di occupare gli stessi scranni su cui si sono seduti personaggi come Nenni, De Gasperi e Togliatti.

Quo usque tandem abutere patientia nostra?

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Ho trascorso – molti anni fa – 18 mesi in Marina Militare, subito dopo la laurea. Avrei potuto lavorare quell’anno e mezzo e invece no, lo Stato mi obbligava a svolgere il servizio di leva.

Ma oggi il nostro caro Governo stabilisce che quei 18 mesi in cui non ho lavorato (scansafatiche!) li dovrò comunque lavorare dopo, altrimenti niente pensione! Ma come? Prima lo Stato mi toglie un anno e mezzo di lavoro garantendomi con una legge che quel periodo sarà recuperato, e poi invece ritratta tutto e mi chiede di lavorarlo da vecchio?

Personalmente ritengo questa misura una vigliaccata: infatti i milioni di italiani che hanno prestato il servizio militare non lo hanno fatto per libera scelta ma per un obbligo solennemente sancito dall’articolo 52 della Costituzione, che prevede espressamente che i cittadini sottoposti all’obbligo di leva non debbano subire discriminazioni per quanto concerne la posizione di lavoro. In questo modo invece, con la modifica approvata nella manovra-bis, tutti quelli che sono stati obbligati a svolgere il servizio militare sono fortemente discriminati per quanto riguarda il periodo lavorativo ai fini pensionistici.

Mi sento ingannato e tradito dal mio stesso Stato. Ho voglia di boicottare tutto.

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Al bar…

«Conosci le differenze tra un figlio e un deputato al parlamento?»
«Beh… sono evidenti.»
«Non esattamente… Uno non fa niente tutto il giorno, talvolta fa uso di droghe e lo devi mantenere per tutta la vita.»
«…e l’altro?»
«Ah, l’altro è sangue del tuo sangue!»

(ascoltata da Maurizio Crozza)

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Oggi ho avuto qualche minuto libero per dare un’occhiata al Conto Consuntivo per l’anno 2010 della Camera dei Deputati, pubblicamente disponibile a questo link  e forse avrei fatto meglio a non farlo, avrei certamente trascorso una serata più serena…

Le cifre saltano agli occhi con tanti zeri, e occorre rileggerle bene per convincersi che siano veramente quelle: milioni e milioni di euro. I capitoli di spesa assommano a ben oltre il miliardo di euro, senza calcolare le “partite di giro”, cioè i soldi che lo Stato versa alla Camera per poi versarli a terzi (es: le ritenute fiscali e contributive).

Molto interessante è la Categoria 1 del Titolo I: Spese correnti – Deputati. Il totale è di circa 165 milioni di euro (sì, milioni), compresi 31 milioni di Rimborso spese di segreteria (ma dove comprano le penne? Da Bulgari?). Altrettando curiosi sono i Capitoli di Spesa n. 10 e 20, relativi ai Deputati “cessati dal mandato“, i quali ci sono costati altri 139 milioni tra vitalizi e rimborsi di viaggio.

Laddove potrebbero invece essere munifici, ad esempio nei contributi per Borse di Studio – cap. 145 -  hanno dimostrato di avere il braccino corto, investendo la piccola somma di 275mila euro tutti a favore di una sola Fondazione Carlo Finzi.

Insomma, a scorrere queste cifre ce n’è da divertirsi per diversi giorni e talvolta lo spasso è così incalzante che occorre sospendere la lettura e riprenderla dopo aver adeguatamente rilassato lo spirito.

Una delle cifre più stonate è stata quella delle spese per il software (cap. 245 – Conto Capitale) 7,5 milioni che vanno a sommarsi a quelle per la manutenzione del software stesso (cap. 60, Spese Correnti) 2,8 milioni per un totale di oltre 10 milioni di euro in un anno che fanno la gioia di Microsoft e l’umiliazione di tutte le comunità di sviluppo Open Source nel mondo. Ricordo che Paesi come la Francia, la Germania e la Spagna fanno ampio uso di software Open Source, selezionato attraverso stringenti requisiti di qualità, di efficienza e di risparmio. Altri criteri di selezione leciti non ne conosciamo.

E dopo aver speso oltre un miliardo di euro avendo dato ben poco in cambio al Paese (a parte una moltitudine di gossip, di processi penali e di figuracce), si sono presi una bella vacanza estiva.

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Io quest’anno non ci vado, in ferie.

Non ci posso andare, grazie alla pressione fiscale dello Stato sul mio reddito; grazie alla pressione contributiva dell’INPS che – allungando i tempi della pensione – spera sempre che io muoia prima di richiedere il giusto ritorno di quello che ho pagato per tutta la vita; grazie alle “addizionali” comunali e regionali sulla misera busta paga; grazie agli “studi di settore” che mi fanno pagare tasse anche su ciò che non ho guadagnato.

Ma “loro” si sono presi oltre 40 giorni di ferie, chiudendo il parlamento da domani fino al 12 settembre!

Abbiamo già visto dalle statistiche e dalle presenze in città che quest’anno sono molti gli italiani che hanno rinunciato o ridotto il proprio periodo di vacanza a causa di una crisi economica ormai irrefrenabile. La borsa di Milano sta crollando miseramente, rimangiandosi tutti i guadagni degli ultimi 3 anni e i nostri parlamentari decidono di fuggire, scappare al mare, alle isole, in montagna, a godersi l’immeritato assegno e a sognare il vergognoso vitalizio.

Questo parlamento non mi rappresenta più. Un’orda di mascalzoni in cravatta, corrotti e corruttori. Spero solo che ci restino, in vacanza, e che finalmente si possa (con una nuova legge elettorale) ridare al popolo la scelta costituzionale dei propri rappresentanti parlamentari. A meno che, con il parlamento vuoto, il popolo non approfitti a riprendersi i propri diritti in questa democrazia violata. Bisogna boicottarli e fare in modo che non tornino mai più a sedersi su quelle sedie dove hanno preso posto De Gasperi, Nenni e Togliatti.

Mi chiedo come si possa ancora sopportare tutto ciò in silenzio, assorbendo supinamente ogni tipo di sopruso. Ma forse “loro” non ricordano o non hanno mai saputo (vista l’ignoranza media del deputato italiano) che in altri tempi e altre terre le popolazioni stanche hanno sempre avuto la meglio sui governanti incapaci e arroganti.

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Aggiornamento del 5 agosto: Dopo essersi coperti di ridicolo per 3 giorni, duranti i quali la borsa di Milano ha perso oltre il 13%, qualcuno ha deciso che forse sarebbe stato meglio lavorare rapidamente ai rimedi di una situazione vicina al collasso piuttosto che andarsene in vacanza. Ravvedimento? No, rischio di rivoluzione. Bene, quest’anno quindi saremo in molti in città ad agosto…

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La mia decisione di non essere presente su Facebook, fin dall’inizio della sua attività, mi ha portato recentemente a dover affrontare situazioni imbarazzanti con gli amici. Mi sono addirittura dovuto difendere da velate quanto improprie accuse di atteggiamenti di snobismo, nonostante la mia sincera prevenzione verso le attività del network cosiddetto “social”.

Ma quanto è social questo network?

Avete mai perso qualche minuto a leggere la pagina della Normativa sulla Privacy di Facebook? Vi consiglio di farlo. Sono 6411 parole (più di quelle contenute nella Costituzione degli Stati Uniti e circa la metà di quelle della Costituzione Italiana). Nel 2005 questa normativa era molto ridotta (circa 1000 parole), ma negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente e insieme a essa anche gli interessi di Facebook nei confronti del vostro privato.

Facebook esiste per fare soldi vendendo agli inserzionisti tutti i mezzi sempre più precisi e dettagliati per raggiungervi, per studiare i vostri interessi e per catturarvi nella rete del loro marketing. I dati personali di ciascuno di noi (interessi, foto, opinioni, pensieri, intenzioni di acquisto, ecc) rappresentano merce preziosissima per le multinazionali della pubblicità, e il loro valore è tanto più elevato quanto più intime sono le informazioni in esse contenute. Ecco perché la necessità di una lunghissima e complessa normativa sulla privacy: rendere il documento scarsamente comprensibile all’utente disattento per evitare quanto più possibile la comprensione dello stesso, per mascherare effettivamente cosa l’utente stia consegnando nelle mani di Facebook.

Posso certamente ammirare tecnicamente il fondatore Mark Zuckerberg, ma non condividerne il cinismo e la spietata mancanza di etica.

I giovani rappresentano la categoria esposta a maggior rischio su Facebook. Quanti errori si fanno da giovani? Ne feci certamente anch’io: una parola sbagliata, un’opinione testarda giustificata solo da una posizione di orgoglio di adolescente, il perseguimento di un pensiero causato unicamente dal lasciarsi trascinare dall’onda della condivisione con il gruppo. Nell’era di Facebook e YouTube, qualunque cosa un giovane dica lo seguirà certamente per tutto il corso della sua vita e sarà sempre più difficile reinventarsi, tornare criticamente sulle proprie posizioni ovvero maturare la giusta saggezza dell’età adulta. Ogni frase pubblicata su Facebook potrebbe potenzialmente tornare ad assumere nuova vitalità negli anni, sarà per sempre scolpita all’interno del suo profilo violato dal network, restringendo senza appello lo spazio necessario all’autonoma crescita dell’individuo.

Per capire meglio quante informazioni personali gli utenti di Facebook mettono inavvertitamente a disposizione di chiunque, un gruppo di programmatori ha realizzato il sito Openbook. Provate ad accedervi e a digitare, per esempio, la frase “il mio nuovo numero di telefono”.

Nella sola prima pagina di ricerca ho trovato 6 numeri di telefono personali.

Tra qualche giorno andremo a votare un referendum per mantenere libera l’acqua che beviamo. Sarà giusto farlo. Ma perché poi lasciamo volontariamente che il mostro del business privatizzi i nostri pensieri, le nostre parole, il nostro mondo intimo, la nostra propria identità?

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La vergogna

Ho letto più volte, con attenzione, questo post di una mamma del nord. Non volevo crederci, eppure il cinismo dell’essere umano arriva anche a questi limiti, all’imposizione di stupide e inutili umiliazioni verso una donna che sa dimostrare il suo amore e il suo coraggio con una forza verso cui gli altri dovrebbero solo inchinarsi. Mi auguro solo che questa storia non rimanga negli annali della vergogna, ma che qualcuno sappia adottare i necessari provvedimenti.

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