Un’errata interpretazione della GPL
1 Maggio 2008 di Fabio
Mi sono recentemente trovato a discutere con un’Azienda che , erroneamente spaventata dalla licenza GPL con cui veniva distribuita una piattaforma, ne rifiutava l’adozione rinunciando ai vantaggi operativi che il software avrebbe dato al ciclo produttivo. Il rischio associato ai diritti di licenza, tende ad essere sovrastimato a causa di una errata interpretazione delle licenze reciproche (come ad esempio proprio la GPL).
Le licenze di questo tipo richiedono che il codice sorgente di lavori derivati sia disponibile quando, e solo in quel caso, il software viene nuovamente distribuito. Inoltre, esse non impongono che il software derivato sia necessariamente distribuito alla larga comunità, ma solo ai destinatari specifici del lavoro. In altre parole, nessuna licenza prevede che il licenziatario sia tenuto a mettere a disposizione del vasto pubblico le modifiche realizzate per i propri scopi interni.
Un esempio pratico potrebbe essere quello di un’azienda che modifica il codice del server Web Apache, aggiungendo alcuni moduli necessari alle attività dell’azienda stessa: tali modifiche e aggiunte possono anche non essere re-immesse nella comunità Apache, qualora l’azienda non fosse disponibile a ciò, purchè ne faccia un uso proprio.
Certamente, una tale decisione non porterebbe alcun vantaggio allo sviluppo complessivo dell’ecosistema, almeno inzialmente. Ma in tempi successivi nulla esclude la possibilità che l’Azienda in questione - avendo meglio acquisito familiarità con l’Open Source - possa rivedere la sua posizione.
L’importante è aprire un varco, una seppur piccola breccia nel muro della diffidenza.

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A questo punto mi sorge una domanda: I terminali della lottomatica utilizzano linux come kernel, ma mi sono accorto che è una versione modificata, ora secondo “l’interpretazione dell’uso privato” la lottomatica non è dovuta a rilasciare il codice sorgente neanche a noi tabaccai che ne facciamo uso?
Forse perché non la considerano “distribuzione” in quanto i terminali sono comunque concessi e non venduti?
Se i terminali rimangono di loro proprietà, è come se lottomatica fornisse un servizio di SaaS (software as a service). In teoria non è tenuta a distribuire il sorgente.
Capisco, devo chiedere a mio fratello, ma credo che i terminali siano ancora di loro proprietà.
grazie per aver risolto il dubbio