Feeds:
Articoli
Commenti

In occasione della migrazione a Windows 7,  api – anonima petroli italiana ha consolidato tutta l’infrastruttura dei desktop aziendali (oltre 1000 utenti)  sulla piattaforma VERDE di Virtual Bridges – distribuita in Italia da MythosTech) utilizzando le tre modalità di VDI Gen2 fornite dal software di virtualizzazione:

  • VDI (per gli utenti nelle sedi fisse di Roma, Falconara e altri uffici in Italia);
  • LEAF per tutti gli utenti in mobilità;
  • Cloud Branch fra le sedi principali di Roma e Falconara.

Tutte le workstation sono state sostituite da moderni ed economici thinclient introducendo – oltre a un considerevole risparmio energetico – una decisa riduzione della complessità di gestione dei singoli end-point.

Sono numerosi gli elementi che distinguono VERDE dalle altri soluzioni di virtualizzazione, ma forse il più caratteristico è l’ampio uso di software open-source, compresa l’adozione dell’hypervisor KVM – presente ormai in tutti i kernel Linux di ultima generazione – e l’impiego del protocollo multimediale SPICE per il collegamento lato client (Virtual Bridges è membro dell’Open Virtualization Alliance).

Il deployment realizzato da API SpA prevede l’esecuzione della piattaforma VERDE da un cluster di 5 server IBM ad alte prestazioni (sistema operativo Linux SLES 11) a Roma e 3 server a Falconara. Questa infrastruttura così composta è in grado di erogare tutti i desktop virtuali per gli utenti aziendali, compresi quelli in mobilità. La modalità LEAF di VERDE infatti prevede l’installazione dell’hypervisor lato client per consentire ai laptop di eseguire le macchine virtuali localmente.

Per maggiori approfondimenti, scarica il Case Study (pdf).

.

.

“Ho trascorso queste vacanze di Natale da solo in casa, con l’aria condizionata accesa tutto il giorno per asciugare la pesante umidità dell’estate e le gocce di sudore dalla mia fronte. Le uniche volte che sono uscito è stato per prendere la macchina e guidare su e giù davanti alle sue finestre, nella speranza di incontrarla casualmente in strada. Così non può continuare, devo dimenticarla.”

(tratto da Viaggio in ControtempoAcquista una copia)

Ce l’hanno propinata come “sacrificio necessario“, in tutte le salse, per coinvolgere l’opinione pubblica in un collettivo rito propiziatorio atto a trasportare una banale azione profana verso la più elevata sfera del sacro. Meschine balle!

Dopo i primi giorni di smarrimento in cui abbiamo cercato – con tutta la sincera buona predisposizione d’animo – di trovare all’interno della manovra Monti una seppure minima giustificazione di equità, la mesta realtà è apparsa agli occhi di tutti: i soliti poteri forti garantiscono e rafforzano le loro posizioni a scapito di un’ennesima azione di umiliante costrizione sulle classi più deboli. E tutto ciò assume un aspetto ancor più meschino nel tentativo di coinvolgere il cittadino nella responsabilità di un’azione collettiva, cercando di renderlo falsamente partecipe alla decisione.

Ma chi sono i veri responsabili del drammatico momento economico che stiamo vivendo in Italia, se non quelli che negli ultimi anni hanno svilito la nazione pensando solo ai propri interessi e a quelli delle banche?

È come se un capo-famiglia avesse sperperato negli anni tutti i beni comuni per le sole proprie esigenze, non contemplando una politica di crescita e sviluppo, e alla fine ne avesse riversato le responsabilità sui familiari chiedendo loro privazioni e sacrifici per risollevare l’economia domestica.

Non si può seraficamente chiedere a tutta la popolazione di bere l’amara medicina semplicemente per salvare le banche (prima fra tutte Unicredit) alle quali manca liquidità. E dove si prendono i soldi per la “cassa”? Dalle case dei cittadini, dalle pensioni di tutti, dall’innalzamento delle accise sui consumi più essenziali, dall’aumento delle tariffe dell’energia.

Ma mentre la rivalutazione delle rendite catastali delle nostre case viene applicata al 60%, quella dei beni demaniali delle banche si ferma al 20% e i palazzi del Vaticano sul nostro territorio non pagano assolutamente nulla. Mentre le nostre pensioni vengono ridotte e spostate sempre più lontano nel tempo – nella speranza che si muoia prima di poterle reclamare – i dipendenti di Montecitorio ne hanno addirittura due.

Nessun partito politico, per mere ragioni di propaganda,  avrebbe mai potuto realizzare una manovra come questa, però sono stati tutti d’accordo (da sinistra a destra) a farsi da parte per lasciare la barra alle banche, alla casta dei bocconiani e dell’Università Cattolica.
Dopo questa corale ammissione di incapacità, sarebbe quantomeno equo che tutti i politici si dimettessero all’unisono, rimettendo alla popolazione vessata la libertà di rinnovare un parlamento composto oggi solo da figure vergognosamente immeritevoli di occupare gli stessi scranni su cui si sono seduti personaggi come Nenni, De Gasperi e Togliatti.

Quo usque tandem abutere patientia nostra?

.

Partecipando ieri al seminario “Dall’Io al sè – La cerca della felicità e la sua simbolica” organizzato dal Centro Studi Mythos a Bracciano, la relazione di Biancamaria Alberi sugli aspetti sociologici della ricerca della felicità mi ha portato a conoscenza di una stupefacente realtà che in qualche modo accende una luce di speranza nell’oscuro mondo della globalizzazione: l’indicatore Gross National Happiness adottato dallo stato del Buthan.

Il Buthan è un piccolo stato himalayano incastonato tra Cina e India, alle pendici delle vette più alte del mondo che potrebbe rappresentare oggi la realizzazione di quello Shangri-La ideale immaginato da James Hilton nel suo romanzo Orizzonte Perduto.

Nel 1972 il suo re Jigme Singye Wangchuk ideò il concetto di FIL sostenendo che “la felicità interna lorda è più importante del prodotto interno lordo”. Nel suo bizzarro modo di intendere le cose, il FIL (che gli anglofoni chiamano GNH, Gross National Happiness) rappresenta un indice alternativo al PIL, fin qui da tutti utilizzato, per misurare il grado di benessere di una nazione. Il FIL non si limita a valutare il livello di reddito (e di consumo) di una nazione, ma introduce una serie di parametri che lo affiancano arricchendolo, come il livello d’istruzione, l’accesso all’acqua potabile, la sanità gratuita, la percentuale di persone che usufruiscono del sistema fognario, l’aspettativa di vita, la qualità dell’ambiente, il tasso di criminalità. Tutto questo sembrerebbe ovvio, visto che, non necessariamente, un aumento del reddito costituisce di per sé un miglioramento della qualità della vita.

Infatti non sappiamo cosa farne di un aumento di stipendio se poi siamo costretti a spenderlo per difenderci dalla criminalità, o per acquistare medicine per curarci dai danni dell’inquinamento ambientale.

Ma non è solo questa la ragione dell’inadeguatezza del PIL. Il PIL – infatti – annichilisce l’uomo e la sua centralità, riconducendo la figura umana a un’unica dimensione, quella economica. Secondo i parametri occidentali basati sul PIL, il Bhutan risulterebbe essere una delle nazioni più povere della terra; in realtà lì nessuno muore di fame, non esistono mendicanti, né criminalità, il 90% della popolazione ha accesso gratis alla sanità e all’istruzione pubblica.

Anno dopo anno, il Buthan ha messo insieme un indicatore completamente diverso, che ha al centro la felicità, un concetto che certo include anche il benessere economico, ma va ben oltre. “Il FIL si basa su quattro pilastri. – ha spiegato Lyonpo Jigmi Thinley, primo Ministro del Buthan – L’esistenza di uno sviluppo economico equo e sostenibile, che include l’istruzione, i servizi sociali e le infrastrutture, in modo che ogni cittadino possa godere degli stessi benefici di partenza; la conservazione ambientale, che per noi è particolamente importante visto che viviamo in un Paese che solo per l’8% ha un suolo utilizzabile per l’agricoltura; la cultura, intesa come una serie di valori che servono a promuovere il progresso della società; e infine il pilastro su cui si fondano tutti gli altri, il buon governo“.

Nel 2008 il re ha abdicato lasciando il trono al figlio, non più un trono da monarca assoluto, ma costituzionale. Il FIL insomma ha aperto le porte alla democrazia. Questo processo graduale ha portato benessere vero nel Paese: nell’ultimo censimento, infatti,  si è detta molto felice il 52% della popolazione, felice il 45%, non molto felice solo il 3%.

La ricchezza reale del Bhutan è che ci sentiamo umani“, dice Tshewang Dendup, un laureato presso la University of California, Berkeley, che ora lavora al Bhutan Broadcasting Service.” Forse siamo geograficamente un po’ isolati dal mondo, ma ci sentiamo parte di una comunità vivente che non è solo collegata con dei fili. Ecco perché il 95 percento di noi studenti di scambio torna a casa. In generale, dobbiamo ammettere che la gente qui è felice“.

La ricerca individuale di felicità e di libertà interiore ed esteriore è lo sforzo più prezioso.” ha dichiarato Thinley “Una politica ideale  dovrebbe perciò promuovere questa impresa. Ciò che è necessario è chiedersi come i drammatici cambiamenti del 21° secolo influenzeranno le prospettive di felicità e come la tecnologia dell’informazione influenzerà la felicità delle persone“.

.

Fonti:
The Telegraph.
La Repubblica.
Frontline World.

La natura ama nascondersi (Eraclito, fr. 116 = DK, 22 B 123). Questo frammento di Eraclito appare ancor più pertinente se analizziamo il comportamento della natura nei suoi più intimi aspetti particellari e ondulatori, secondo le leggi della Fisica Quantistica.

L’osservazione dei fenomeni della natura a tali livelli – infatti – non è consentita nella sua completezza. Non è possibile conoscere la posizione e la velocità di un elettrone in uno stesso istante: solo una delle due grandezze può essere nota, mentre l’altra è protetta dal principio di indeterminazione di Werner Heisenberg[1].

È come se la natura, osservata nelle sue componenti più elementari, si ritraesse allo sguardo con timida pudicizia. E a noi non rimane altro che ipotizzare il valore delle sue grandezze fisiche attraverso una nuvola di probabilità che ci viene fornita dalle soluzioni dell’equazione di Schroedinger[2].

Ma se transitiamo il nostro sguardo dall’infinitamente piccolo alla realtà quotidiana, vediamo che la natura è tutt’altro che timida. Si presenta a noi nelle sue forme più affascinanti con forza, bellezza e maestosità. Nel filmato Armonia Quantistica[3] possiamo apprezzare come uomini, animali e cose di questo mondo macroscopico risuonino come un insieme di strumenti musicali all’unisono, in perfetta armonia della materia e della psiche, per partecipare a un’unica immagine cosmica.

.

[1] – http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_indeterminazione_di_Heisenberg
[2] – http://it.wikipedia.org/wiki/Funzione_d%27onda
[3] – http://vimeo.com/30424806

da “Hermann e Sveva”

Così come per la discesa nel regno mitologico che prendeva il nome dalla sua stessa divinità, Hermann dovette lasciare un obolo a un improbabile Caronte, scendere una tortuosa scala di almeno dieci metri e sottoporsi al giudizio di Minosse, Eaco e Radamanto, che quella sera erano rappresentati da tre torbidi figuri sicuramente imparentati con i due dell’ingresso. Finalmente giunto nella sala, si trovò un angolo da cui poteva osservare l’intero locale. Nonostante il divieto di fumo, una bassa nebbiolina azzurrognola distesa a mezz’aria opacizzava la vista e rendeva sfocata tutta l’immagine.

La popolazione all’interno della Lanterna Rossa era facilmente enumerabile in due grandi categorie: gli “esterni”, in genere uomini con i vestiti più vari – dall’abito con cravatta al completo di pelle nera -, e gli “interni” composti dalla più fantasiosa miscela di quelle creature che Hermann aveva accuratamente osservato tra i falò lungo la strada periferica. Un languido blues sonorizzava l’ambiente con i suoi colpi di basso che spingevano verso l’alto lo stomaco e il diaframma, mentre le note di chitarra elettrica piangevano armonie in tonalità minore sui distratti avventori. Piccoli gruppi si intrattenevano attorno ai tavolini rotondi disposti nella sala o nelle poltrone laterali lungo il perimetro, alternativamente protette da piccoli tramezzi di legno.

D’un tratto l’attenzione di Hermann si fermò su una coppia abbracciata su un divano in fondo.

(Tratto da Hermann e SvevaAcquista una copia)

Con un po’ di ritardo, dovuto ai tempi di impaginazione, preparazione e stampa, sono disponibili da oggi per l’acquisto online (con carta di credito, consegna in 3 gg.) sul sito “ilmiolibro.it” del Gruppo Editoriale l’Espresso, tutti i romanzi inediti.

Si riportano di seguito i link alle pagine specifiche:

paride_mini
La scelta di Paride
ekata_mini
Ekata
mini_Hermann
Hermann e Sveva
.
mini_eric
Viaggio in controtempo
mini_pan
L’ombra di Pan

Sabato 5 novembre 2011, in occasione del Seminario “Omaggio a Jung” organizzato a Bracciano dal Centro Studi Mythos, ho presentato una relazione da titolo “Incontro tra Jung e Pauli: l’esperienza psicologica della sincronicità verso l’entaglement quantistico” (leggi un estratto dalla relazione).

Si è colta così l’occasione per ripercorrere la raccolta della corrispondenza epistolare tra lo psicoanalista C.G. Jung e il fisico Wolfgang Pauli negli anni 1949-1953, cha ha portato poi alla pubblicazione del volume “L’interpretazione della Natura e della Psiche“. Il grande approccio transdisciplinare dello psicoanalista svizzero, insieme all’introduzione di una visione filosofica nelle metodologie di ricerca scientifica attuata dal fisico austriaco, hanno portato a sorprendenti risultati all’interno della rivoluzione scientifica del XX secolo, primo tra questi la definizione del concetto di sincronicità che ha costretto la comunità di fisici a rivalutare complemente il principio della località. Secondo Jung e Pauli, il fenomeno della sincronicità portava in stretto contatto fisica e psicologia, evidenziando una connessione profonda fra i vari eventi del mondo, non legata a un’azione diretta causale-meccanica.

In definitiva, materia e psiche sono aspetti complementari di una stessa realtà.

La definizione del concetto di sincronicità, insieme agli studi di Pauli sul principio di esclusione e sullo spin dei fermioni, ha aperto la strada verso la rivelazione di un nuovo e sorprendente fenomeno della fisica quantistica: l’entanglement (letteralmente: intreccio).
Il fenomeno dell’entanglement si evidenzia quando due particelle hanno proprietà caratteristiche strettamente correlate (es: due elettroni sullo stesso orbitale con spin opposto). Separando le due particelle a qualunque distanza tra di loro, un’operazione di misura sulla prima particella influenzerà istantaneamente anche l’altra pur trovandosi in situazioni di assoluta impossibilità di interazione. L’influenza della misura sarà istantanea, qualunque sia la distanza, ma non c’è nulla che fisicamente “viaggia” da una particella all’altra. Non si tratta di segnali ma della struttura più intima dell’Universo, dove tutto esiste legato al di là dello spazio e del tempo.

Il fenomeno dell’entaglement è stato oggetto di ulteriori test e verifiche nel 1982 e tutt’oggi rappresenta un elemento di studi profondi sulle interazioni della materia a livello particellare.

Durante la conferenza, si sono anche introdotti i protagonisti principali della rivoluzione scientifica nel settore della meccanica quantistica: da Einstein a Schroedinger, da Bohr a Heisenberg, evidenziando per ciascuno il singolo fondamentale apporto attraverso il quale hanno contribuito all’evoluzione delle moderne teorie della fisica.

La fisica del ’900 aveva introdotto una terminologia che sconvolgeva gli assunti base della fisica classica. Si parlava infatti di probabilità, indecisione, esclusione, indeterminazione. In particolare, Heinsemberg poneva il mondo di fronte a un universo inconoscibile con precisione.

Da quel punto  gli scienziati non poterono più ignorare la relazione tra il mondo materiale esteriore e quello interiore della psiche. Le successive ricerche non potevano più essere condotte separando materia e psiche ma che entrambe le parti dovevano seguire un percorso comune di ricerca.

Nel corso della conferenza, sono stati significativi i riferimenti alla cosmogonia Veda, all’antico Egitto e alle attività degli alchimisti medioevali: il principio di corrispondenza enunciato da Neils Bohr fonda infatti le sue radici storiche nell’antica teoria della correspondentia in cui tutte le parti del mondo risuonano per partecipare a un’unica immagine cosmica.

Omaggio a Carl Gustav Jung

Il Centro Studi Mythos dedica un ciclo di seminari di studio a Carl Gustav Jung nel cinquantesimo anniversario della morte (6 giugno 1961).

I seminari vogliono essere un’occasione per celebrare il grande maestro, nel 30° anniversario del C. S. Mythos Istituto di Psicologia Analitica- Antropologia Simbolica e Tradizioni Religiose, e un impegno a continuare seguendo il suo insegnamento e quello degli studiosi di Eranos, una strada di ricerca transdisciplinare volta al senso della vicenda umana e dei suoi possibili percorsi.

I seminari saranno occasione di confronto tra i temi centrali della psicologia analitica junghiana, dell’antropologia, della storia dell’arte, della filosofia delle religioni, delle scienze fisiche, coprotagoniste del dibattito culturale odierno.

Leggi il programma.

.

Ho trascorso – molti anni fa – 18 mesi in Marina Militare, subito dopo la laurea. Avrei potuto lavorare quell’anno e mezzo e invece no, lo Stato mi obbligava a svolgere il servizio di leva.

Ma oggi il nostro caro Governo stabilisce che quei 18 mesi in cui non ho lavorato (scansafatiche!) li dovrò comunque lavorare dopo, altrimenti niente pensione! Ma come? Prima lo Stato mi toglie un anno e mezzo di lavoro garantendomi con una legge che quel periodo sarà recuperato, e poi invece ritratta tutto e mi chiede di lavorarlo da vecchio?

Personalmente ritengo questa misura una vigliaccata: infatti i milioni di italiani che hanno prestato il servizio militare non lo hanno fatto per libera scelta ma per un obbligo solennemente sancito dall’articolo 52 della Costituzione, che prevede espressamente che i cittadini sottoposti all’obbligo di leva non debbano subire discriminazioni per quanto concerne la posizione di lavoro. In questo modo invece, con la modifica approvata nella manovra-bis, tutti quelli che sono stati obbligati a svolgere il servizio militare sono fortemente discriminati per quanto riguarda il periodo lavorativo ai fini pensionistici.

Mi sento ingannato e tradito dal mio stesso Stato. Ho voglia di boicottare tutto.

Articoli precedenti »

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 36 other followers