Transdisciplinarità: innovare ritrovando l’uomo


1. L’illusione del big-bang della conoscenza

Escher- Serpenti (xilografia, 1969)

Nel medioevo, alla creazione delle prime istituzioni universitarie, le Scienze erano ricomprese nell’armonico gruppo delle Arti Liberali, composto dal trivio umanistico (grammatica, retorica e dialettica) e dal quadrivio matematico (aritmetica, geometria, astronomia e musica). La suddivisione di queste 7 discipline era stata realizzata in un processo armonico di condivisione degli obiettivi delle stesse, di scambio culturale e trasmissione reciproca del sapere.

Da quel momento è avvenuta una metamorfosi, potremmo parlare di un “big-bang della conoscenza”, e le 7 discipline iniziali sono diventate oggi oltre 8000, imponendo all’uomo un’istruzione universitaria sempre più specialistica e – soprattutto – un approccio alla vita sempre più riduzionistico e parcellizzato.

La ricorsiva separazione dell’intero e la contrapposizione del soggetto all’oggetto (ob-iectum) sono stati gli assiomi principali del progresso scientifico negli ultimi secoli. Per poter comprendere il funzionamento della realtà e dei fenomeni della natura, gli scienziati hanno dovuto adottare il metodo del “riduzionismo” che sostanzialmente è consistito nel scomporre l’oggetto sottoposto ad analisi in tutte le sue possibili parti, fino alle componenti più elementari, per studiarne il funzionamento. L’assunto era che, una volta comprese le singole parti, sarebbe stato semplice accedere anche alla comprensione del tutto.

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Filling old bottles with new wine

They are filling old bottles with new wine!” This is the phrase that the physicist Werner Heisenberg heard exclaiming by his friend and colleague Wolfgang Pauli who, criticizing the approach of the scientists of the time, believed that they had been forcibly glued the notion of “quantum” on the old theory of the planetary-model of Bohr’s atom. Faced with the huge questions introduced by quantum physics, Pauli instead began to observe the new findings from a different point of view, from a new level of reality without the constraints imposed by previous theories.

Newton himself, once he theorized the law of the gravitational field,  failing to place it in any of the physical realities of the time,  he merely call it a “hidden force” rather than try to unlikely place it in current theories.

In the daily work of each of us, we often unknowingly find ourselves in the same situation. At the occurrence of a new problem, a difficulty, the need for a choice, it is inevitable to cope with them using known methods and knowledge. Sometimes, however, this approach does not lead to the desired results and in some cases may even reveal unwanted drifts.

It is often a matter of a wrong point of observation. Quantum physics has opened to the scientific world the issue of observation and of the level of Reality connected with it: what often seems impossible and inconsistent, it is allowed and not contradictory when viewed from a different perspective. A single level of Reality can only create antagonistic oppositions.

The reality, as well as any event related to it, is a complex and interconnected system. You can not grasp the meaning of a question with a reductive-disjunctive approach, but only expanding your views to horizons beyond the one on which you are focused.

C.G. Jung and W. Pauli could never outline and describe the phenomenon of synchronicity if each of them had not deemed it appropriate to transcend the limits of their disciplines, physics (Pauli) and psychoanalysis (Jung), noting that any presumption of a casual link relationship between the synchronic events is absurd and inconceivable, despite all the physics of the time was based on rigid axiom of cause-effect.

An example is the simple relationship between the man and the tree. Let’s try to highlight the multiple and different levels of reality and perception with which this relationship can be described:

  1. Physical. The tree absorbs carbon dioxide and emits oxygen. The man, on the contrary, inhales oxygen and exhales CO2. This is a symbiotic physical relationship that shows the man-tree system as a closed interdependent system.
    The tree is an indispensable oxygen generator.
  2. Imaginative-associative. Throughout history, the trees were used as protection from the sun and rain. Without doubt they triggered our imagination and creativity by developing the concept of shelter and roof for protection against adverse weather.
    The tree is a shelter from the weather.
  3. Aesthetic and artistic. There are trees in nature that are seen as living sculptures with beautiful lines and dimensions. On this same level, the tree have often inspired artists for magnificent sculptures and paintings.
    The tree is a form of art.
  4. Emotional. Entering a green forest, we are often imbued with a relaxing and calming, inner peace. This relationship is equally “real” as it stimulates the immediate internal sensations in each of us.
    The tree is a source of intimate relaxation.
  5. Spiritual-Symbolic. At this level of reality, relationships are in a very large number. The tree is often seen as a symbol of wisdom. Or as an element of contact between Mother Earth and Heaven. The alchemists considered the tree not only as an element of awakening to a new life, but also of sacrifice. The union of opposites, or – as the ancient Egyptians – the association with eternity. In addition, in almost all the religions of the world, the tree represents a particular spiritual symbolism (the tree of Odin, the tree of Buddha, the tree of the Cross).
    The tree is a symbol of inner spirituality.

It is not always possible to perceive the different levels of reality associated with a particular and specific issue, due to centuries of cultural reductionism during which men have been faced with their everyday life. The reductionism tends to “separate” the problem in its elementary parts to better understand it, but this view – in the modern and interconnected world – introduces forms of restrictions, narrowing the view. Instead, you must “expand“, rather than reduce, in order to fully capture all the elements of your problem.

And this expansion can only be achieved with a form of transdisciplinary approach to the issue. The purpose of transdisciplinarity is to restore, re-establish the unity of knowing, through the awareness that all forms of knowing is complementary in the achievement of a common and complex reality.

Riempire vecchie bottiglie con vino novello

Stanno riempiendo vecchie bottiglie con vino novello!“. Questa è la frase che il fisico Werner Heisenberg ha udito esclamare dall’amico e collega Wolfgang Pauli il quale, criticando l’approccio degli scienziati dell’epoca, riteneva che gli stessi avessero forzatamente incollato la nozione di “quanti” alla vecchia teoria delle orbite planetarie dell’atomo di Bohr. Di fronte agli enormi quesiti introdotti dalla fisica quantistica, Pauli invece iniziò a osservare le nuove scoperte da un diverso punto di vista, da un nuovo livello di realtà senza i vincoli imposti dalle precedenti teorie.

Lo stesso Newton, una volta teorizzata la legge del campo gravitazionale e non riuscendo a collocarla in nessuna delle realtà della fisica del tempo, per evitare speculazioni si limitò a definirla una “forza occulta” piuttosto che tentare un’improbabile collocazione nelle correnti teorie.

Nel quotidiano lavorativo di ciascuno di noi ci troviamo spesso inconsapevolmente nella stessa situazione. Al presentarsi di un nuovo problema, una difficoltà, la necessità di una scelta, è inevitabile tentare prima di affrontarla con metodi e conoscenze a noi noti. Talvolta però questo tipo di approccio non porta ai risultati desiderati e in alcuni casi può addirittura rivelare indesiderate derive.

Si tratta spesso di un errato punto di osservazione. Proprio la fisica quantistica ha aperto al mondo scientifico la questione dell’osservazione e del livello di realtà connesso con la stessa: ciò che spesso sembra impossibile e incongruente, è invece ammesso e non contraddittorio se osservato da una diversa prospettiva. Un singolo livello di realtà può solo creare opposizioni antagoniste.

La realtà, così come ogni evento a essa relativo, è un sistema complesso e interconnesso. Non è possibile cogliere il senso di una questione con un approccio di riduzione o separazione, ma solo ampliando la nostra vista verso orizzonti diversi da quello su cui siamo concentrati. C.G. Jung e W. Pauli non avrebbero mai potuto delineare e descrivere il fenomeno della sincronicità se ciascuno dei due non avesse valutato opportuno trascendere i limiti delle proprie discipline, la fisica (Pauli) e la psicoanalisi (Jung), osservando che qualunque presunzione di un nesso causale tra gli eventi sincronici è assurda o inconcepibile, nonostante tutta la fisica del tempo si fosse fondata sul rigido assioma di causa-effetto.

Pensiamo ad esempio al semplice rapporto fra l’uomo e l’albero, e tentiamo di evidenziare i molteplici e diversi livelli di realtà e percezione con cui tale rapporto può essere descritto:

  1. Fisico. L’albero assorbe anidride carbonica ed emette ossigeno. L’uomo, viceversa, respira ossigeno ed emette CO2. Questa è una relazione simbiotica a livello fisico che vede il sistema uomo-albero come un sistema chiuso interdipendente.
    L’albero è un indispensabile generatore di ossigeno.
  1. Immaginativo-associativo. Nel corso della storia gli alberi sono stati impiegati come protezione dal sole e dalla pioggia. Senza dubbio hanno acceso la nostra immaginazione e creatività sviluppando il concetto di rifugio e tetto come protezione dalle avversità del tempo.
    L’albero è un rifugio dalle intemperie.
  1. Estetico-artistico. Esistono in natura alberi che vengono visti come sculture viventi con stupende linee e dimensioni. Su questo stesso livello, artisti sono spesso stati ispirati dagli alberi per magnifiche sculture e dipinti.
    L’albero è una forma d’arte.
  1. Emotivo. Entrando in un bosco verdeggiante, si è spesso pervasi da un effetto rilassante e tranquillizzante, di pace interiore. Questa relazione è ugualmente “vera” in quanto stimola sensazioni interne immediate in ciascuno di noi.
    L’albero è fonte di intimo rilassamento.
  1. Spirituale-Simbolico. Su questo livello di realtà le relazioni sono in numero molto elevato. L’albero è spesso inteso come simbolo di saggezza. Oppure come elemento di contatto fra la Madre Terra e il Cielo. Gli alchimisti consideravano l’albero non solo come elemento di risveglio verso una nuova vita, ma anche di sacrificio. L’unione degli opposti oppure – come per gli antichi Egizi – l’associazione con l’eternità. Inoltre in quasi tutte le religioni del mondo , l’albero rappresenta una particolare simbologia spirituale (l’albero di Odino, l’albero di Buddha, l’albero della Croce).
    L’albero è un simbolo di spiritualità interiore.

Non sempre è possibile cogliere i diversi livelli di realtà connessi con una particolare e specifica questione, a causa di secoli di riduzionismo culturale con il quale l’uomo si è trovato a dover affrontare il proprio quotidiano. Il riduzionismo tende a “separare” il problema nelle sue parti elementari per meglio comprenderlo, ma questa visione – nel mondo moderno e interconnesso – introduce forme di limitazione e restringimento della visuale. Occorre invece “ampliare“, anziché ridurre, per poter acquisire con maggiore completezza tutti gli elementi del nostro problema.

E l’ampliamento si può ottenere solo con una forma di approccio transdisciplinare alla questione. Scopo della transdisciplinarità è quello di ripristinare, ristabilire l’unità della conoscenza, attraverso la consapevolezza che ogni forma di conoscenza è complementare alle altre nella realizzazione di una comune e complessa realtà.

Enterprise Innovation in a Transformative Society

Recent article by professors Karim Lakhani and Marco Iansiti on the last issue of the Harvard Business Review, “Digital Ubiquity: How Connection, Sensors and Data are Revolutionizing Business”, gives me the opportunity for interesting insights and considerations.

Digital technology evolution and the development of modern “Internet of Things” devices are introducing huge transformative effects within social inter-relationships and its business models. These effects can not be ignored if we want to perceive – with the right clarity and meaning – the innovation process that inevitably comes with it.

It should be remembered the three fundamental properties of digital technology:

  1. Unlike analog signals, digital signals can be transmitted perfectly, without error. A page, an email or a data will be exactly the same when it’s generated in Sydney or in Rome;
  2. Digital signals can be replicated indefinitely, without any loss of the original information;
  3. Once the investment in the network infrastructure has been made, data can be communicated to the end users at zero marginal cost.

These properties have improved the scalability of operations, introducing a new interconnecting way among Enterprises and opening to new business models. Ultimately, these three fundamental properties have provided the necessary momentum to the transformation enabled by the technology of “digital ubiquity“.

In these areas, the companies will necessarily have to rethink and revise their concepts and market models, identifying new opportunities to compete in an increasingly transformative society.

The industrial model emerged and developed in the last century can no longer be applied without changing the borders. The largest and most flourishing industrial examples of success in the Italian history (such as Olivetti, Breda, the early years of FIAT and Agusta) have shown that their success key was the participation, the sense of belonging of human resources in a large joint project, the sharing of the business objective.

In the times of the digital ubiquity, the model will have to be revised and raised to a higher rung of visibility: the companies themselves will have to achieve a sense of belonging to a wider transformative society, where the boundaries should be overcome in the common goal of a global sustainable economy.

In other words, the closed model of the company wrapped on itself with the sole objective to increase profits, is proving dangerously at risk. The new approach to digital society will see the development of modern models of inter-business relationships: the innovation, the connection of the stakeholders and the identification of new business. The model should be the product of an approach that necessarily transcends the boundaries of the company itself to find solutions that base the individual goals on a common purpose.

The apparent defeat of pragmatism urges companies to adopt trans-paradigmatic models in search of solutions that need to take account of the other actors on the scene and to capture, from their interaction, new insights and developments.

Each Enterprise will be a piece of a complex mosaic. Whilst respecting their economic independence, each piece will fill its specific space, without overlapping or waste, contributing to building a more conscious and sustainable society.

But to initiate a transformation process as outlined, you will first need to start the innovative action from within the company, in order to place the seeds of creativity that will subsequently germinate to the outside world. From the practical point of view, the main challenge is to ensure that the managers will change their frame of reference, introducing new methods to understand the complex dialectic of reality and overcoming the barriers of their personal expertise.

Any action involving a decision or a choice can be dealt with multidisciplinary, interdisciplinary or transdisciplinary approaches. While the first two may still offer a better understanding of the complexity, they remain confined in the classical rigid structure of disciplinary research, with all the limitations that this method involves (separation, reductionism, lack of innovation).

Business leaders and management structure will inevitably have to review their business paradigms expanding the vision beyond their abilities. Transdisciplinarity is the only approach able to simultaneously address the problems between two or more experts, beyond their specific disciplines, because it creates synergy and collaboration.

Successful transdisciplinary collaboration depends on how you cope with the following paradox: ask others to give their opinion considering that the opinion is unlikely to have immediate utility as an end! That is to say, stimulate their creativity and imagination. In this way, in transdisciplinary collaboration the differences represent an opportunity rather than obstacles.

One of the major problems encountered during a research process among people with different professional backgrounds is to establish a common understanding of the results and, above all, a way to reach them. One possible solution to overcome this challenge is to apply a transdisciplinary approach, that is, the knowledge generated through the solution of real life problems, which in most cases is holistic, complex and contextual.

Openness to the other – and therefore cooperation inside the company – must also be brought again to the outside in a collaboration between Enterprises, in order to obtain a true and lasting renewal and transformation process.