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Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
siamo sospettosi l’uno dell’altro
e non infastidiamo mai il nostro
prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle
proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che
risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della
democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero
.

Qui ad Atene noi facciamo così

Lo scorso febbraio GreenPeace ha lanciato la sfidaCool It challenge”, chiedendo ai direttori generali delle principali aziende IT  di entrare in azione sul fronte cambiamenti climatici e prendere impegni concreti per:

  • fornire soluzioni IT agli altri settori economici come edilizia, trasporti e reti per la trasmissione dell’elettricità, misurandone accuratamente l’impatto;
  • fare pressioni per un accordo sul clima a Copenhagen;
  • ridurre le proprie emissioni e utilizzare energia prodotta da fonti rinnovabili.

In questa pagina Greenpeace riporta i risultati attuali della sfida, aggiornando i dati ogni 5 minuti. Nell’istante in cui scriviamo, guidano la lista a pari punti la Sun Microsystem e l’IBM, anche se il loro rating complessivo è di soli 29 punti su 100.

Dall’opera “Il Mahabharata” di Peter Brook (1989):

Einaudi rifiuta Saramago

È nella libertà di scelta di una casa editrice accettare o rifiutare la pubblicazione di un libro se non ritenuto aderente alla linea editoriale della stessa. Ma quando l’autore del libro è Jose Saramago (87 anni, premio Nobel 1998) e l’editore è Einaudi occorre fare attenzione e verificare quali sono le vere ragioni del rifiuto.

Ebbene, la questione è semplice: nel suo ultimo libro “Il Quaderno“, Saramago raccoglie testi letterari e politici scritti sul suo blog e alcuni di essi contengono giudizi molto duri nei confronti del nostro attuale Primo Ministro il quale – ed ecco la questione anomala – è per caso anche proprietario di Einaudi come di tanti altri mezzi di comunicazione in Italia.

Ho conosciuto la censura durante la dittatura portoghese” dice Saramago, “l’ho sofferta e combattuta“. Poi continua: “La verità è che quella che si è creata potrebbe essere definita una situazione pittoresca se il fatto che un politico accumuli tanto potere non facesse temere per la qualità della democrazia“.

In tutto ciò, chi ci guadagna sarà Bollati-Boringhieri che pubblicherà l’opera rifiutata da Einaudi, perciò la libertà è salva. Ma per quanto ancora?

(Fonte: Corriere della Sera)

Il VDI (Virtual Desktop Infrastructure) rappresenta un modello centrato su ambiente server che fornisce agli amministratori di sistema la possibilità di gestire centralmente nel data center macchine desktop virtuali pur offrendo una completa “esperienza desktop” agli utenti finali.

Uno dei prodotti che più degli altri attualmente implementa una piattaforma VDI è VERDE (Virtual Enterprise Remote Desktop Environment) di Virtual Bridges. Sono numerosi gli elementi che distinguono VERDE dalle altri soluzioni, ma forse il più caratteristico è l’ampio uso di software open-source, compresa l’adozione dell’hypervisor KVM, presente ormai in tutti i kernel Linux di ultima generazione. Il modulo KVM consente di impiegare la tecnologia di Virtualizzazione x86 sviluppata sia da Intel che da AMD per le loro CPU (Intel-VT, AMD-V) la quale permette a una macchina virtuale di eseguire un sistema operativo ospite senza incorrere in perdite prestazionali causate dall’emulazione via software.

Installato attraverso un unico pacchetto software in tutte le sue componenti su un server Linux, VERDE è in grado di realizzare cluster di server satelliti fino al limite fisico di 10.000 macchine e 1 milione di utenti contemporanei, e distribuire in perfetta sicurezza desktop virtuali Windows e Linux. Tramite la tecnica del “copy-on-write“, tutti i file di sistema sono protetti dalla scrittura e dall’uso improprio o malevolo, rendendo l’intero parco di macchine virtuali praticamente esente da virus o da danneggiamenti fortuiti. Inoltre, essendo i desktop virtuali un’istanza dinamica di un’immagine fisica centralizzata, la gestione complessiva di tutto il parco utenti (patch, aggiornamenti, installazioni) avviene attraverso un’unica macchina definita “Gold“.

L’IBM ha recentemente selezionato VERDE per l’accordo con Canonical, finalizzato alla distribuzione di desktop virtuali Ubuntu.
Uno dei punti di forza di questa piattaforma è rappresentato dalla pluriennale esperienza di Virtual Bridges nell’ambito della virtualizzazione: VERDE infatti è la naturale evoluzione di un noto prodotto di successo che fu tra i primi a portare il desktop Windows su un client Linux: Win4Lin.

Vista l’estrema semplicità di installazione e uso della piattaforma, il distributore italiano ha recentemente messo a disposizione delle aziende interessate a valutare VERDE, un modulo online per il rilascio di una licenza temporanea gratuita.

Il mese scorso è apparso un articolo di Gartner attraverso il quale l’analista prevede una crescita del mercato desktop virtuali fino a 49 milioni di unità nel 2013, con un indotto commerciale di oltre 65 miliardi di dollari.

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Canonical ha recentemente iniziato il deployment e il beta testing di un servizio di storage condiviso denominato Ubuntu-One, che consente a tutti gli utenti di Ubuntu 9.04 di condividere e sincronizzare file da diversi PC Ubuntu.

Il servizio è disponibile in due formati:

  • Gratuito, fino a 2 GB di spazio;
  • $10/mese per 10GB;

Canonical non stravolgerà il proprio bilancio con 10$ al mese, tuttavia il numero complessivo dei desktop installati nel mondo lascia ben sperare l’azienda.

L’uso del servizio Ubuntu-One prevede l’installazione di un’applicazione client nel PC che consente le operazioni di upload/download/sharing dei file nella propria area, in alternativa all’uso da web-browser.

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Atena: la sempre vicina

Atena è donna, ma è come se fosse uomo.

Non ebbe mai madre, quindi le manca persino quel sentimento femminile che unisce la figlia alla madre. Dall’inizio è stabilito che ella appartiene sempre e interamente al padre. “Il mio cuore è in tutte le cose per l’uomo (eccetto che nel vincolo matrimoniale)“, così si esprime Atena nelle Eumenidi di Eschilo.

Eppure Atena è di sesso femminile, e altro non potrebbe essere in quanto il suo campo d’azione si estende molto aldilà del campo di battaglia, fino al regno dell’azione chiaramente intuita, afferrata da un guizzo di istinto, captata al volo da semplici indizi: tutti elementi, questi, di una pura femminilità.

Atena ha la chiarezza del giorno: le è estraneo tutto ciò che che ha il sapore del sogno, della nostalgia e del languido. D’altronde rappresenta quella guida spirituale verso tutto ciò che è un agire vittorioso e ne illumina e incoraggia il cammino. Più di ogni uomo Atena è in grado – con la sua austerità e tenacia – di perseguire la sua volontà. Non conosce sentimento nè sacrificio nè godimento: la sua realizzazione è il presente immediato, l’azione come pienezza e perfezione.

La donna Atena non è l’amante o la madre, non la danzatrice o l’amazzone, bensì la donna dotata di saggezza e industriosa creatività.

Peter Pan5 x 1000 a Peter Pan.
La tua firma è parte della cura.

Scegli di devolvere il 5 x 1000 all’Associazione Peter Pan Onlus. Con la tua firma permetterai di continuare ad accogliere nelle Case dell’associzione i bambini onco-ematologici non residenti a Roma insieme alle loro famiglie. A te non costa nulla, a loro fai un regalo grande. Grande come una Casa.

Nella tua dichiarazione dei redditi (Modello CUD, 730/1 e UNICO) firma nel riquadro dedicato alle “Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett. a), del D.Lgs. n. 460 del 1997)”, e riporta nell’apposito spazio il Codice Fiscale dell’Associazione Peter Pan Onlus:

97112690587

La scelta è complementare e non alternativa a quella per l’8 x 1000, e può essere effettuata anche da chi è dipendente o titolare di pensione.

A seguito della decisione del Ministero dell’Interno (2003) di introdurre la nuova Carta di Identità Elettronica, i Comuni italiani hanno dovuto affrontare la problematica di avviare e gestire il nuovo sistema di autenticazione del cittadino. Ai Comuni veniva infatti affidato il compito di emettere, distribuire e successivamente provvedere ai servizi di accessibilità connessi con il nuovo documento, sulla base di un sistema software sviluppato da una Società appaltatrice scelta da Ministero stesso.

Intorno alla metà del 2008, il Comune di Grosseto ha rilevato che il software fornito dalla Società scelta dal Ministero portava con sè numerosi difetti ma soprattutto la proprietà del codice faceva della Società stessa un pericoloso monopolista: per qualunque seppur minima modifica necessaria, occorreva rinegoziare ogni volta il contratto con la Società.

Ma non era tutto: il software fornito dall’appaltatore doveva essere senza nessun costo per i Comuni, ma la Società stessa aveva escluso dal contratto la fornitura di un particolare “plugin” per Internet Explorer, senza il quale il cittadino non avrebbe potuto accedere ai servizi. Il plugin era – ovviamente – caricato sui costi del Comune e costringeva i cittadini ad usare solo Internet Explorer come browser abilitato per potersi autenticare con la Carta d’Identità Elettronica! Inoltre, l’appaltatore aveva autonomamente deciso di non utilizzare il protocollo SSL (Secure Socket Layer), quanto piuttosto uno di sua scelta. Questa cosa avrebbe comportato l’incompatibilità delle Carte di Identità di Grosseto con quelle degli altri Comuni.

A quel punto la decisione: il dipartimento IT di Grosseto, successivamente confluito in una società municipalizzata a capitale interamente posseduto dal Comune, ha iniziato a sviluppare con successo il progetto OpenPortalGuard, una piattaforma Open Source per garantire al cittadino l’accesso ai servizi della Carta Elettronica, senza dover ricadere in formati o codici proprietari.

Il progetto OpenPortalGuard ha immediatamente riscosso un notevole successo anche in altre amministrazioni locali italiane ed estere, consentendo di fornire una piattaforma per l’autenticazione single-sign-on basata su certificati e smartcard X.509.

Ma – soprattutto – ogni cittadino potrà ora accedere con la propria Carta di Identità Elettronica da qualunque browser e sistema operativo, in piena sicurezza.

Il progetto OpenPortalGuard illustra chiaramente come il software Open Source consenta non solo risparmi economici, ma anche ampliamenti alle funzionalità del sistema verso una maggiore portata di utenti. OpenPortalGuard è stato recentemente citato come esempio e study case dall’Osservatorio Open Source della Commissione Europea (OSOR).

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