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Ieri (6 novembre 2009) è andata in onda su Neapolis un’intervista a Flavia Weisghizzi (ubuntu-it), in occasione della recente uscita di Ubuntu 9.10 (Karmic Koala):

Ieri sera alle 19.00 la trasmissione Caterpillar di Radio 2 RAI ha annunciato l’imminente rilascio di Ubuntu 9.10 Karmic, con un divertente intervento di Marco Ardemagni.

Ascolta il podcast qui sotto:






Ho installato la Release Candidate di Ubuntu 9.10 Karmic e ho avuto la conferma dei sospetti nati dalla lettura di tutte le discussioni degli sviluppatori nei mesi scorsi: ubuntu ha perso un’altra occasione per presentarsi come degno sostituto di Microsoft nei desktop aziendali.

Attualmente, in qualsiasi azienda di qualunque dimensione, un PC desktop deve essere in grado di:

  • autenticarsi in single-sign-on su Active Directory e dominio (generalmente Windows);
  • leggere il profilo assegnato e di conseguenza condividere le relative risorse di rete;
  • collegarsi con successo a un Exchange Server (almeno versione 2007);
  • condividere il calendario e le note con gli altri utenti;

Inoltre, se l’azienda è di maggiori dimensioni, eseguire un client SAP. Solo riuscendo a cogliere questi obiettivi si potrà cominciare a sostituire il desktop Microsoft con un desktop Ubuntu. In quelle aziende che già usano (poco) un desktop Linux, hanno installato SUSE che risolve almeno il 90% dei punti elencati, nativamente e di default.

Nessuno ha lavorato su questi argomenti per ubuntu karmic!

  • Però abbiamo delle bellissime notifiche OSD (on-screen display) che ci dicono istantaneamente “Pippo è online” se abbiamo in esecuzione un client di Instant Messaging (indispensabile per la produttività);
  • però abbiamo Empathy (non si capisce perchè), un nuovo Instant Messenger che ci mancava tanto. Pidgin funziona meglio e sul mio portatile  Empathy non importa gli account;
  • però abbiamo GRUB2 che funziona esattamente come GRUB1 tranne che il sistema di configurazione è stato rivoluzionato per confondere le idee e ora tocca studiare tutto di nuovo;
  • però abbiamo ext4 che consente la gestione di filesystem da 248 blocchi di disco (sapete quanto fa 2 moltiplicato 48 volte per se stesso? un ExaByte!);
  • però abbiamo il nuovo tema. Nuovo? Vedo sempre il magistrale colore fecal-ubuntu…

Mi viene da pensare a un grande capo indiano. Per almeno altri 6 mesi Ubuntu rimarrà nelle nostre case, o nelle aziende mono-dipendente.

IBM e Canonical hanno annunciato un prodotto congiunto (disponibile dal 2010) dal nome Ibm Client for Smart Work on Ubuntu, realizzato sulla struttura di Ubuntu 9.10. Per le applicazioni di natura office, il package impiegherà la piattaforma Open Collaboration Client Solution (OCCS) di IBM, che comprende Lotus Symphony (la risposta IBM a Microsoft Office) e Lotus Notes per e-mail e groupware.

Sarà possibile impiegare il nuovo client IBM basato su Ubuntu sia come un desktop tradizionale, che come un desktop virtualizzato. In questo secondo caso, i desktop saranno erogati da server/blade equipaggiati con la piattaforma di virtualizzazione VERDE di Virtual Bridges.

VERDE è una piattaforma VDI (Virtual Desktop Infrastructure) che supporta fino a un milione di utenti per cluster di 10mila macchine, ed è altamente scalabile consentendone l’uso anche su una singola macchina server.

La soluzione su cui IBM sta fortemente impiegando risorse, è proprio quella virtualizzata.  Bob Sutor, VP IBM per Linux e Open Source, ha recentemente dichiarato: “Anzichè posizionare il client IBM come una semplice soluzione sostitutiva degli attuali desktop, IBM sta cercando di creare una struttura più focalizzata sull’usabilità, l’apertura e la sicurezza attraverso un percorso che transiti per il cloud computing, nei settori di mercato previsti. Linux, come base del desktop, è una scelta pragmatica“.

Questa soluzione non è indirizzata al mercato consumer, ma a quello business. In particolare, IBM si rivolge alle aziende che necessitano di un’economica alternativa a Windows per tutti i compiti di produttività, email, browser e collaboration.

Foto di Lorenzo Scaramella

Ade - Foto di Lorenzo Scaramella

Riporto qui un brano tradotto da un articolo di Anton Armbruster, atipico psicologo di New York, con il quale mi sento di condividere pienamente l’orientamento.

La notizia della prossima pubblicazione del Libro Rosso di Jung ha provocato in me una lunga riflessione dalla quale emergo convinto che la diffusione pubblica dei contenuti di tale documento possa rappresentare ancora un’altra rievocazione dello stupro di Persefone, in un momento in cui dovremmo, forse, distogliere lo sguardo dalle sue pagine in segno di rispetto.

In una versione del mito greco, Ade (Plutone), rapisce la giusta Persefone mentre era nei campi a raccogliere presumibilmente violette. In un inno omerico, tuttavia, il fiore raccolto non era la viola, ma il narciso. In questa rivisitazione della storia, la perdita dell’innocenza di Persefone, mentre camminava da sola in un momento privato tra i narcisi, fu adombrata dalle violente ossessioni di Ade con le sue proprie esigenze e la totale mancanza di pudore, empatia e moralità.

Nell’uomo moderno, attraverso gli strumenti di internet (Facebook, Twitter, ecc.), è apparentemente in crescita l’esigenza profondamente narcisistica di annunciare al mondo l’attività di altri, entrando senza alcuna delicatezza nell’intimo della vita altrui. Le tendenze culturali di trasportare nel pubblico le attività private, compreso l’uso dei telefoni cellulari, l’incremento dei “reality” in televisione, la presenza del cybersex su internet e i bruschi atteggiamenti verso la proprietà intellettuale, sono del tutto simili a una rinnovata e inesorabile necessità di Ade di soddisfare i suoi appettiti, senza riguardo per la dignità di Persefone nè per la lunga e disperata ricerca di Demetra nei confronti della figlia rapita.

Sempre di più, la capacità di ascoltare profondamente soccombe di fronte alla necessità di parlare ad alta voce e di pretendere di essere ascoltati. La fiducia nell’accettare il consiglio di qualcuno è scossa dalle voci insistenti di  presunti esperti. Il quieto tempo della beata solitudine e della contemplazione viene sostituito da voraci appetiti per la stimolazione continua: una generale gestione della nevrosi.

Mentre ogni scritto di Jung solleva l’interesse di un pubblico impaziente e appassionato, in questo caso sono del parere che si tratti della manifestazione di un appetito plutoniano di scavare in quello che Jung intendeva mantenere privato. Potrebbe cioè trattarsi della ripetizione dell’archetipo dello stupro di Persefone? Nella nostra zelante ricerca della conoscenza, non staremo forse perdendo più di ciò che si andrebbe a guadagnare? Non ci sono cose che dovrebbero essere lasciate avvolte nel silenzio del loro incontaminato innocente destino?

Il Libro Rosso contiene, a mio avviso, qualcosa che Jung intendeva mantenere separato dal suo scambio con il pubblico.

E noi dovremmo onorare tale desiderio.

(Anton Armbruster)

Il romanzo L’intimo colloquio è stato presentato al  qualificato e attento pubblico che partecipava ai lavori del Convegno di Studi “Figure Archetipali -Tracce sui sentieri dell’uomo“, organizzato dal Centro Studi Mythos in memoria di Annamaria Iacuele nei giorni 3 e 4 ottobre 2009, presso l’Archivio Storico di Bracciano.

L’autore, che ha partecipato ai lavori del convegno, ha illustrato in una tavola rotonda le linee generali del rapporto che intercorre ai nostri giorni fra uomo e scienza, tema centrale del romanzo dedicato ad Annamaria Iacuele. Il tema ha suscitato notevole interesse a tal punto che il Centro Studi Mythos ha promesso di organizzare altri incontri che vertano sullo stesso argomento.

Il romanzo, le cui copie erano a disposizione dei presenti tra la documentazione generale, è stato accolto con entusiasmo in quanto offriva, attraverso una piacevole e intrigante narrazione, la possibilità di accostarsi a temi ostici ai non ‘addetti ai lavori’ con la certezza di poter acquisire nozioni scientificamente fondate.

(Foto di Floriana Cenci)

Jung: il Libro Rosso

Tra poche settimane sarà disponibile negli Stati Uniti (vedi Amazon) uno dei più favoleggiati inediti di Carl Gustav Jung, il Libro Rosso, 205 grandi pagine scritte in tedesco dal fondatore svizzero della psicologia analitica.

Il prezzo negli USA è ancora piuttosto elevato (195.00 $) ma si attende la sua riduzione dopo il primo effetto di lancio commerciale. La Bollati Boringhieri pubblicherà il libro in Italia non prima della fine del 2010.

Il volume è stato tenuto a lungo segreto dagli eredi di Jung, scomparso nel 1961. Prima ben chiuso nei cassetti di case private, poi messo al sicuro nel deposito di una banca svizzera, l´United Bank of Switzerland, per ventitré anni.

L´editore del Libro è W.W. Norton, il curatore è lo storico della psicologia Sonu Shamdasani, indiano nato a Singapore e cresciuto in Inghilterra, coordinatore delle “Philemon series”, progetto che punta alla pubblicazione di tutta l´opera di Jung rimasta inedita.

(fonte: “La Repubblica” – 18.9.2009)
Hermes - Museo Archeologico Nazionale - Napoli - Opera fotografica di Lorenzo Scaramella

Hermes - Museo Archeologico Nazionale - Napoli - Opera fotografica di Lorenzo Scaramella

Segnalo con piacere la pubblicazione del nuovo sito personale del maestro fotografo Lorenzo Scaramella a questo link.

Lorenzo Scaramella fotografa statue, statue di dei, di angeli, di poeti e di figure emblematiche.

Guardando queste fotografie ci può capitare di sentirci come gli uomini di cui parla Platone da sempre incatenati nella caverna che hanno conosciuto come unica realtà le ombre proiettate sulla parete e che improvvisamente liberati sono colti dallo stupore di un’altra realtà.

Il miracolo operato dalla fotografia di Lorenzo Scaramella, vera “scrittura di luce”, rompe la barriera tra materia ed essenza e consente un’apertura attraverso cui cogliere una corrispondenza tra i due mondi. Scopriamo di poter penetrare una via a duplice direzione che collega dimensione esteriore e dimensione interiore: la terra al cielo, il cielo alla terra.

Le statue di marmo divengono immagini reali come un sogno e inafferrabili come la verità.

Maria Pia Rosati

L’intimo colloquio è da oggi ufficialmente disponibile per la distribuzione.

 

È possibile acquistare il libro online seguendo i link elencati su questa pagina.

Maggiori informazioni sul testo sono riportate sulle pagine interne del sito.

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I gradini si susseguivano, interminabili e sconnessi,
portando inesorabilmente verso il basso senza interruzione;
man mano che si scendeva,
l’aria si faceva sempre più irrespirabile
e un odore denso e dolciastro cominciava a fluire dal fondo.
Al termine, la scalinata si apriva in un angolo
di una grande stanza a quattro lati,
e al centro di ciascuna delle pareti vi era una porta.
Sopra il trave di ogni porta,
era scolpito su una lastra di pietra
uno dei simboli dei quattro elementi:
Terra, Acqua, Fuoco e Aria.


Zeus, Poseidone e Ade, dopo aver deposto il loro padre Crono, estrassero a sorte delle tessere da un elmo per stabilire che dovesse essere signore del cielo, del mare e dell’oscuro oltretomba. La terra sarebbe stata dominio di tutti: a Zeus tocco il cielo, ad Ade l’oltretomba e a Poseidone il mare. Poseidone, che è pari a suo fratello Zeus per dignità – se non per potere – e ha un carattere cupo e litigioso, subito si accinse a costruire un palazzo subacqueo al largo di Egea, in Eubea.

Il dio del mare si mostrò sempre avido di assicurarsi regni sulla terra, e un giorno avanzò pretese sull’Attica scagliando il suo tridente nell’acropoli di Atene, dove subito si aprì un pozzo d’acqua marina che ancora si vede: quando soffia il forte vento del sud si può sentire il remoto fragore della risacca. In seguito, Atena prese possesso dell’Attica in modo più gentile, piantando un olivo accanto al pozzo. Poseidone – furibondo – la sfidò a duello e Atena avrebbe accettato se Zeus non si fosse interposto nella disputa ordinando che i due dèi si rimettessero al suo giudizio. Tutte le dee si schierarono dalla parte di Atena e così – per un voto di maggioranza – Atena ottenne di governare l’Attica poiché aveva fatto a quella terra il dono migliore.

Poiché gli occorreva una moglie che si trovasse a suo agio negli abissi marini, Poseidone corteggiò Anfitrite, una Nereide, che sdegnò le sue proposte e si rifugiò sul monte Atlante. Ma un messaggero del dio del mare, un certo Delfino, perorò la causa di Poseidone con tanta efficacia da indurre Anfitrite al consenso. Subito si fecero i preparativi per le nozze e Poseidone, grato a Delfino, ne immortalò l’immagine tra le stelle del firmamento. La leggenda di Delfino è un’allegoria: i delfini infatti si mostrano quando il mare tempestoso si placa.

L’originaria potenza di Poseidone si palesa anche attraverso i figli che il mito gli attribuisce: sono gigantesche, sfrenate nature che esprimono la forza, come Orione, Oto, Efialte, Polifemo e altri ancora. L’immagine di lui come dominatore dei mari, partecipa alla sua figurazione originaria quanto quella di scuotitore della terra.

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